renrenren3: (X-Men * Charles/Erik)
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Titolo: Di gattini e tazze di tè e amore
Fandom: X-Men First Class
Personaggi: Charles/Erik
Parole: ~5,500
Rating: PG
Avvertimenti: fluff fluffoloso del tipo che fa venire le carie ai denti, sdolcinatezze, lieto fine inevitabile
Riassunto: Alternate Universe in cui Charles e Erik dividono un appartamento ai giorni nostri. Charles studia psicologia e gli piacciono il tè e gli scacchi e continua a portarsi a casa gattini randagi, e Erik lo lascia fare perché è quasi magari forse un pochino innamorato di lui.
Beta: nessuno
Note: Traduzione di questa che ho scritto io l'anno scorso una notte in cui non avevo di meglio da fare e volevo sistemare il finale del film perché tutta la tristezza mi stava uccidendo e dovo rimediare con i gattini. Dato che non potevo presenziare allo Spandexday ieri, ho pensato che tanto valeva tradurre sta cosa in italiano dato che un paio di persone me l'avevano chiesto. (Ma davvero volete leggerla?)



Charles e Erik sono migliori amici, lo sono da quando erano entrambi matricole, quando Erik si era appena trasferito negli Stati Uniti dall'Europa e non conosceva nessuno ad Harvard, ma odiava tutti a prescindere perché a quel tempo Erik odiava il mondo intero.

A onor del vero Erik continua a odiare la maggior parte del mondo, ma trova sempre difficile odiare Charles, anche quando l'altro ragazzo è sotto stress in periodo d'esami e sveglia Erik alle tre di mattina per recitargli nomi e caratteristiche di svariati disturbi psicologici finchè Erik non si convince di soffrire di almeno una dozzina di questi. Neanche quando Erik lo trascina in libreria per la terza volta in una settimana e compra abbastanza libri da riempire una piccola biblioteca e tocca a Erik portarli fino a casa. Neanche quando ordinano la pizza e Charles ci mette trenta minuti prima di decidere cosa vuole e fa venir matto il cameriere ordinando qualcosa che non c'è sul menu e poi decide che la semplice pizza ai funghi di Erik ha un aspetto molto migliore. E Erik finisce per cedere davanti al suo sguardo implorante e divide la pizza con Charles e finisce con metà piatto ingombro di qualcosa che è meno pizza e più ananas e pancetta e uova e melanzana e polpette e zebra.

Charles è molto bravo a fare lo sguardo implorante. Punta quei suoi occhi così ridicolmente blu su di Erik e lo fissa e fa il broncio, perché, che Dio lo scampi e liberi, quando Charles si impunta non c'è verso di smuoverlo, se non ottiene quello che vuole è capace di mettere il broncio. Erik non ce la fa a rimanere arrabbiato con lui. Neanche la prima volta che si incontrano, quando Erik è così furioso e arrabbiato con tutti che si sente pronto a tornare in Polonia all'istante, anche a costo di attraversare l'Atlantico a nuoto, e non si sente particolarmente ben disposto nei confronti di studenti di psicologia dall'aria saccente che per caso hanno sentito il suo alterco con il Rettore e chiedono scusa per l'intrusione ma forse possono offrire una soluzione ai problemi d'alloggio di Erik. Ancora oggi Erik non sa perché abbia accettato l'offerta di Charles di dividere l'appartamento con lui. Ha spesso avuto l'opportunità di rimpiangere la propria decisione (solitamente alle tre di mattina in periodo d'esami) e allo stesso tempo non sa come avrebbe potuto sopravvivere negli ultimi anni senza Charles.

Il caro buon vecchio Charles. Erik ha provato ad avvertirlo. Lui non è il migliore dei coinquilini, è spesso di malumore, non parla molto, Charles l'ha appena incontrato... Tutte le proteste di Erik non sono valse a nulla. Charles lo costringe a trasferirsi a casa sua, forzandolo con la sua testardaggine e cortesia e tatto e infinita calma. A Erik viene da urlare che lui ha dei problemi, dannazione, non è una brava persona, ha fatto delle stronzate davvero grosse da ragazzino, che al contrario di lui Charles è una brava persona e non si merita di avere una persona come Erik nella sua vita, figuriamoci nella sua casa. E Charles lo fissa come se potesse leggergli nel pensiero e dice che non ha mai incontrato nessuno come Erik prima d'ora e che è sicuro che col tempo diventeranno grandi amici.

È così che Erik e le sue due valigie pprodano nella stanza degli ospiti dell'appartamento di Charles. Che non è proprio un appartamento ma più una specie di palazzo in miniatura, perché che razza di studente vive in un posto con tre camere da letto, uno studio, un salotto, una sala da pranzo, una cucina con zona giorno e due bagni? La cucina da sola è più grande di alcuni dei posti dove Erik è vissuto. Charles guarda le valigie di Erik e chiede quando sarebbe arrivato il resto delle sue cose, e Erik risponde che quello è il resto delle sue cose, gli era sembrato strano dover portare addirittura due valigie sull'aereo per gli Stati Uniti, quasi uno spreco, se avesse messo via le cose con più ordine forse sarebbe riuscito a far stare tutto nella valigia più grande. Più che altro Erik è preoccupato che Charles lo stia trattando come il suo atto di carità giornaliero, come un gattino randagio che si è portato a casa perché aveva l'aria triste e indifesa.

Però adesso Erik sa che Charles ha lo stesso atteggiamento nei confronti di tutto e di tutti. È come una specie di eroe mascherato che cerca di salvare il mondo, solo che invece di tutine di spandex aderente indosse camicie inamidate e cardigan e mezzi guanti. E a un certo punto (durante il primo anno in cui vivono insieme) si è davvero portato a casa un gattino randagio. È una piccola palla di pelo nero, non più grande del pugno di Erik, e Charles la tiene fra le braccia con affetto e si profonde in esclamazioni ammirate, come se fosse la singola cosa più bella in tutto il creato.

Charles chiede immediatamente, anzi supplica, se possono tenerla. Erik non sa che cosa rispondere perché non gli piacciono gli animali, neanche quelli così schifosamente carini come questo micio, sono solo una seccatura e finiscono sempre fra i piedi. Ma non può mica dire a Charles cosa fare in casa sua, anche se Charles sta chiedendo la sua opinione, e Erik non sa neanche perché Charles si faccia lo scrupolo di chiedere dato che in fondo Erik vive lì a scrocco. Ogni volta che Erik cerca di dire a Charles che sarebbe stato più che felice di contribuire a pagare metà dell'affitto, Charles cambia discorso, e Erik avrebbe scoperto solo in seguito che l'intero condominio era di proprietà della sua famiglia. Questa cosa manda in bestia Erik, perché è sicuro che la sua borsa di studio non gli avrebbe mai e poi mai permesso di vivere in un posto lussuoso, e Charles non gli lascia neanche pagare le bollette del gas. Erik si è un po' vendicato a Natale, regalando a Charles una rara prima edizione di Christopher Isherwood che aveva trovato su eBay, e Charles ne è stato così felice che si era letteralmente messo a saltare su e giù per la stanza e quasi non ha calpestato la coda di Moira.

Perché finiscono per tenersi il gattino, ovviamente. Erik non riesce a dire niente di fronte all'ovvio entusiasmo di Charles, e poi Raven torna a casa e vede il gattino e inizia a fargli le coccole. A quel punto Erik è stato messo di fronte a due paia di occhi imploranti, più il paio di occhioni gialli del micio, e può solo sospirare e dire qualcosa tipo sì certo teniamocelo e poi era va su Google a cercare cosa si dà da mangiare ai gattini e come si scopre se un gattino è maschio o femmina. Salta fuori che era una gattina femmina e la chiamano Moira. Dare un nome alla gattina è una delle decisioni più lunghe e ardue mai prese. Raven vuole chiamarla Nightprowler, che suona ridicolo, mentre Charles vuole chiamarla come qualche famosa scienziata francese dal nome impronunciabile morta cent'anni fa, che sembra ancora più ridicolo.

Fratello e sorella dibattono la faccenda per quasi un'ora mentre Erik si allunga sul divano con il portatile e la gattina che mordicchia l'orlo della sua manica e perde un po' di sanità leggendo blog a proposito di gatti tenuti da vecchie pazze con la fissa per i gatti. E poi Charles si gira verso Erik e chiede tu come la chiameresti, amico mio? e Raven gli lancia un'occhiata inquisitrice e Erik si sente in trappola come mai in vita sua. Non può dar ragione né a Charles né a Raven senza offendere mortalmente l'altro, perché apparentemente i nomi dei gattini sono una faccenda della massima serietà. Dovrebbe prendere le parti di Charles perché Charles è il suo migliore amico, ma allo stesso tempo dovrebbe prendere le parti di Raven perché a Erik sembra sia tradizione lasciare che le sorelle mocciose minori scelgano il nome del cucciolo di casa. Erik non è particolarmente affezionato a Raven, lei è solo la sorellastra di Charles a cui piace Taylor Swift, e che si trucca così tanto per sembrare più grande che a volte la sua faccia sembra blu, e fa impazzire Charles perché lui è del tutto incapace di tenerla a freno.

Erik non ha la minima intenzione di prendere le parti di nessuno in questo ridicolo litigio a proposito del nome del gatto, così spara il primo nome che gli passa per la mente. Moira, dice, senza sapere neanche perché, e poi gli viene in mente che introducendo una terza opzione aveva solo peggiorato tutto quando. Però poi Charles ci pensa su e decide che è un nome abbastanza chic per i suoi standard e gli piace molto e lui sarà la persona migliore e farà il bel gesto di ritirarsi dalla diatriba sul nome della gattina per sostenere la proposta di Erik. Così Raven, essendo ormai in minoranza, cede e lascia che chiamino la gattina Moira, anche se Erik è sicuro che in segreto lei la chiami Moira Nightprowler. E poi vanno tutti insieme al negozio di animali a comprare latte speciale per gattini e tutte le altre cose che servono per tenere in casa un animale, e ovviamente tornano carichi come muli di cibo per gatti e giocattoli per gatti e lettiere per gatti e lettini per gatti in quantità sufficiente per un intero esercito di gatti.

Che poi è una fortuna perché nei mesi successivi Charles sembra mettersi in testa di adottare tutti i randagi del Massachusset. Dopo Moira arriva Emma, che è bianca come la neve e dà sempre a Erik l'impressione che lo stia guardando dall'alto al basso, il che è davvero un'impresa per una bestiola che non gli arriva neanche al polpaccio. Poi ci sono Azazel e Riptide, purtroppo rimasti vittima di Raven e delle sue discutibili scelte in fatto di nomi. Riptide ha l'aria qualunque, è grigio e silenzioso, mentre Azazel è un gigantesco gatto rosso peloso che adora dormire sulle gambe di Erik e con il suo peso gli blocca la circolazione nelle gambe. E poi c'è Shaw. Erik è sicuro che Shaw sia la progenie di un demone, scaturito dalle profondità dell'inferno per seminare terrore e distruzione. Shaw ce l'ha a morte con Erik, quello è stato chiaro fin dal primo momento in cui Erik ha incrociato lo sguardo di quegli occhi gialli e malvagi.

Erik cerca di spiegarlo a Charles, ma Charles ride di lui e accarezza il malvagio mostro nero e dice a Erik di non essere sciocco. Il che manda Erik su tutte le furie perché nessuno ha il diritto di dare dello sciocco a Erik, specialmente non uomini cresciuti che adottano troppi gatti e trovano accettabile dire amico mio ogni tre per due, con quel tono casuale, senza alcun riguardo per le capriole che lo stomaco di Erik faceva ogni volta che sentiva quelle parole. Così Erik lancia un'occhiataccia a Shaw, che risponde con un'occhiata altrettanto piena di veleno, e dice, okay, il figlio di Satana può rimanere, e come ringraziamento Shaw gli aveva affondato gli artigli nel braccio e aveva tentato di sbranarlo.

Charles è molto dispiaciuto per la faccenda, aggrottando le sopracciglia e puntando il dito contro Shaw e continuando a ripetere gattino cattivo ancora e ancora, mentre Erik preme il palmo della mano contro la ferita per arrestare il sangue, e cerca pure di trattenersi dall'uccidere il dannato gatto perché è pur sempre il gatto di Charles e Charles sarebbe triste. Poi Charles vede il sangue sulla manica di Erik e impallidisce e ci vuole uno sforzo erculeo da parte di Erik per impedirgli di chiamare un'ambulanza. Invece, Raven viene spedita alla farmacia all'angolo e (avendo ereditato da Charles per quanto riguarda la moderazione negli acquisti) ritorna carica di bende e disinfettanti. Erik prova a dire a Charles che ne ha viste di peggio, ma Charles non si placa finchè non ha finito di avvolgere il braccio di Erik con una benda che va dal polso al gomito. E poi insiste che Erik ordini quello che vuole dal suo ristorante take away preferito e per una volta non cerca di rubare le crocchette di gambero di Erik.

Così Erik si rassegna al fatto che la loro casa si è trasformata in una specie di rifugio per gattini orfani. È la casa di Charles, a dire il vero, ma ormai questo è solo un dettaglio. Erik è sicuro che Charles gli terrebbe il broncio fino alla fine dei suoi giorni se solo provasse a trasferirsi da un'altra parte. Non che Erik vorrebbe andarsene, gli piace vivere con Charles, nonostante i gatti assassini. Charles è un tipo tranquillo, non ascolta mai musica spaccatimpani, o in effetti musica composta negli ultimi cent'anni. È ordinato, quasi un maniaco dell'ordine per certi aspetti, ma lo è anche Erik e quindi non c'è ragione di lamentarsi per quello. Charles cucina pure, un pochino, giusto abbastanza per far sì che non debbano vivere di panini e cibo precotto.

Una sera, a Erik sfugge detto che gli manca il chłopski posiłek che cucinava sua madre, e il giorno dopo Charles torna dalla sua solita visita in libreria con un libro di ricette polacche. Sembra che non gli sia chiaro il concetto di cercare le cose su internet invece di comprare ancora altri libri, ma Charles ha questa idea che i libri siano affascinanti, anche quelli che parlano di salse e arrosti. Poi devono andare al supermercato, perché il loro frigo è quasi del tutto vuoto a parte un paio di bottiglie di birra e una confezione gigante del gelato al cioccolato preferito di Raven. Erik assume il controllo del carrello mentre Charles corre in giro come un bambino esagitato e fa finta di sapere quali cipollotti hanno un bell'aspetto e quali no. Erik sistema i loro acquisti nella loro borsa della spesa riciclabile e eco-sostenibile mentre Charles flirta con la cassiera carina e non riesce neanche stavolta a farsi dare il suo nome, e per questo Erik lo prende in giro a non finire mentre camminano verso casa.

Tagliano le verdure fianco a fianco mentre Raven si appollaia sul tavolo della cucina e mangiucchia pezzi di pancetta, e Erik non sa se rimproverarla per rovinarsi l'appetito prima di cena o assaggiarne un po' anche lui. Charles non ha tali dubbi e ruba il resto della pancetta, così finiscono per sostituirla con il prosciutto. Poi litigano a proposito dei tempi di cottura perché non riescono a mettersi d'accordo su che cosa voglia dira finchè non diventa dorata, Erik fa notare che ci sono diverse tonalità di dorato e comunque è un modo molto poco scientifico di misurare il tempo, non avrebbero potuto semplicemente scrivere per quanti minuti bisogna cuocere la dannata salsiccia.

Finiscono per ottenere qualcosa che magari non è autentico chłopski posiłek, però è commestibile e non hanno distrutto la cucina per ottenerlo, anche se le pile di pentole e piatti sporchi non sembrano proporzionate alle quattro porzioni risultanti. Perché, ovviamente, nessuno di loro ha letto la riga di testo che diceva quattro porzioni fino alla fine. Così invitano Hank che vive sul loro stesso pianerottolo e ha una cotta per Raven e quindi passa la cena arrossando e balbettando, con grande ilarità di Erik. I gatti banchettano con gli avanzi e Azazel diventa ancora più grasso nottetempo, cosa che Erik non riteneva possibile.

La mattina dopo Erik si lamenta con Charles. Non gli sembra giusto che Azazel continui a usare lui come cuscino, quando ha un proprio cestino imbottito molto comodo in un angolo del salotto. Inoltre Azazel non dà mai fastidio a Raven o Charles, solo a Erik, e Erik la trova una persecuzione nei suoi confronti. Charles sbadiglia e mormora probabilmente sei molto comodo, la cosa più comoda in tutta la casa, amico mio, ed è mattina presto e lui non ha ancora avuto neanche una tazza di tè e ha gli occhi assonnati, così Erik non replica e gli passa una tazza di Earl Grey. Anche le tazze sono decorate con dei disegni di gatti, le ha fatte Raven per un progetto di arte della sua scuola. La sua tazza ha un gatto blu, la tazza di Erik ha un gatto giallo e le tazze di Charles hanno gatti rossi. Lui ha due tazze perché beve tè in continuazione e non vuole perder tempo a lavarle quando è occupato a fare qualcosa.

Charles è molto appassionato alla sua materia, che è la psicologia. Ha questa assurda abilità per cui può leggere le persone e dirti esattamente cosa stai pensando, spesso anche quando non ti eri reso conto che lo stessi pensando. Erik è abituato a tenersi tutto dentro, ma è difficile farlo quando a Charles basta un'occhiata per capire se Erik è felice o arrabbiato o stanco come se fosse un giochetto di prestigio. Però Charles è anche pieno di tatto e, se Erik è di buon umore e gli va di ascoltare, si mette a raccontare di un corso che sta seguendo o di un libro particolarmente interessante. E se Erik ha avuto una giornataccia e non se la sente di dargli retta, prendono gli scacchi e giocano in silenzio finchè il calmo ticchettio dei pezzi sulla scacchiera non ha cancellato il resto del mondo dalla mente di Erik.

Erik studia ingegneria. Non è entusiasta della sua scelta, non ai livelli di Charles, ma la maggior parte dei corsi sono interessanti e i suoi professori sono bravi. La sua scelta iniziale sarebbe stata fisica, ma aveva finito per scegliere una laurea meno teorica e con più applicazioni pratiche. Charles non riesce a capirlo, lui crede fermamente che bisognerebbe seguire le proprie inclinazioni e studiare quello che si preferisce. Però Charles non ha mai dovuto preoccuparsi di scegliere una laurea che gli consentirà di trovare subito lavoro, non lui che viene da una famiglia ricca. Erik non prova rabbia nei confronti di Charles per questo suo status privilegiato perché, se c'è una sola persona che si merita di vivere una vita agiata e senza preoccupazioni, quello è Charles, che spende la maggior parte dei suoi soldi in libri e tè e cibo per gatti.

Peraltro, non è che la famiglia di Charles gli abbia mai dato molto oltre ai soldi. A Charles non piace parlarne e a Erik non piace chiedere, ma ha sentito abbastanza nel corso degli anni per capire che Charles e Raven non vengono da una famiglia felice. Il loro padre era sempre via per lavoro, la loro madre era troppo presa dalla propria vita sociale per aver tempo da dedicare a due bambini che erano cresciuti abbandonati a loro stessi e a una stringa interminabile di tate e tutori privati. Questo spiega perché Charles non va mai a trovare la sua famiglia durante le vacanze di Natale e di Pasqua, e quando gli tocca tornare a casa per l'estate il morale gli crolla e chiede a Erik di accompagnare lui e Raven.

Erik accetta in un lampo, perché non è che avesse altri piani, non c'è nessuno che lo aspetta a casa in Polonia. Non è neanche più sicuro di poter dire che la Polonia è casa sua, ormai sembra solo il posto dove viveva dopo la Germania e prima di Harvard. Non gli è mai sembrata casa, non nel modo in cui l'appartamento che divide con Charles e Raven lo è. Così rimane con loro per tutta l'estate e finalmente scopre perché Charles continua insistere che il loro appartamento è piccolo. La casa di famiglia di Charles è immensa. I primi giorni, Erik si sarebbe perso lungo la strada per il bagno se la sua camera non avesse avuto il suo bagno personale. È come vivere in una reggia. Ma tutte le stanze sembrano fredde, e il padre di Charles non c'è, e la madre di Charles la vedono solo durante i pasti e sembra così dolorosamente non interessanta a quello che Charles ha da raccontarle del loro anno di scuola. A Erik viene voglia di urlare non vedi quanto lui sia brillante, non puoi almeno far finta di interessarti a lui, ma la parte peggiore è che Charles e Raven non si aspettavano nulla di diverso e fissano i piatti davanti a loro con sguardo vacuo.

Quella notte Erik si rigira nel gigantesco letto a baldacchino per quasi un'ora prima di arrendersi e attraversare il corridoio per bussare alla porta di Charles. Nemmeno Charles stava dormendo, gli apre la porta avvolto in una ridicola vestaglia che provoca a Erik uno scoppio di ilarità. Charles trascina Erik dentro alla camera e chiude la porta prima che possa svegliare tutta la casa e insiste che le vestaglie sono molto comode e piene di stile, al che Erik risponde che magari Charles è un viaggiatore del tempo e viene da un'altra epoca, che spiegherebbe un sacco di cose. Charles fa il broncio e si preoccupa dei loto gattini e si chiede se Hank li tratterà bene. Erik pensa che ora dovrebbero chiamarli gatti, dato che nulla di così grande può essere definito -ino, ed è più preoccupato che Shaw non faccia polpette di Hank in loro assenza.

Finiscono per guardare un film di James Bond senza audio e Erik sostituisce gran parte del dialogo con battute improvvisate sul momento, rendendo il film ancora più divertente. Specialmente quando durante la scena di sesso Charles si mette a interpretare la Bond girl di turno, mostrando un'abilità per i doppi sensi che Erik neanche s'immaginava, e loro si scambiano battute sempre più ridicole cercando di rimanere seri finchè Erik non schiocca un bacio sonoro sulla guancia di Charles e Charles scoppia a ridere, seppellendo la faccia nel cuscino per attutire il rumore. La mattina dopo al tavolo della colazione Erik chiede a Charles di passargli la marmellata nella sua migliore imitazione dell'accento di Sean Connery e entrambi si mettono a ridere, e gli altri li fissano come se fossero usciti di senno. Dopo quello, restare per il resto dell'estate non sembra più così difficile.

Nondimeno, Erik è felice quando ritornano ad Harvard in settembre. Non perché gli mancassero i gatti, certo che no, è Charles quello che è preoccupato, che diventa sempre più scemo e lascia mille messaggi ad Hank e telefona di continuo e digli che io e Erik diciamo ciao, torniamo a casa presto e ci mancano tanto. Di certo Erik non ha mai detto ciao ai gatti. Però gli mancava la calma del loro appartamento, e non avere due piani di scale fra la camera da letto e la sala da pranzo, e fare la colazione mentre Charles mette a bollire l'acqua del tè e cerca di non sbadigliare e fa finta di aver dormito quando invece ha passato la notte a lavorare su una relazione. Erik sa che Charles non ha dormito perché lo sentiva battere sulla tastiera nella stanza accando, le pareti sono molto sottili, però fa finta di non sapere e blocca Charles quando cerca di mettere il latte nella credenza e lo zucchero in frigorifero.

A Erik mancava anche il pub all'angolo, dove spendono quasi tutti i loro venerdì sera. Sono lì così sperro che Angel, la barista, conosce i loro nomi e sta già spillando due pinte di birra e li saluta con ciao Charles e Erik non appena entrano dalla porta. Erik finisce la birra, si appoggia all'indietro sulla sedia e con un sorrisetto sulle labbra osserva Charles che cerca di far colpo su una qualche ragazza carina con le solite frasi trite a proposito di psicologia che Erik ormai conosce a memoria. Poi Charles rinuncia e raggiunge Erik al tavolo e fanno segno ad Angel di portare altre due birre. È una tipa a posto, Angel, anche se Erik pensa che abbia lo sguardo sfuggente. Charles insiste che Erik è prevenuto nei suoi confronti perché all'inizio la barista li aveva scambiati per una coppia. Era stato abbastanza imbarazzante sia per lei che per loro, quando avevano spiegato che erano solo amici, e lei era diventata paonazza e aveva balbettato una montagna di scuse e siete sempre qui insieme e vivete insieme e parlate dei vostri gatti e io pensavo, mentre la faccia di Charles si tingeva di rosso e Erik pensava che come al solito era colpa dei gatti.

Mettiamo le cose in chiaro, lui è gay e Charles flirta con tutto ciò che si muove, ma questo non vuol dire che loro siano una coppia. O che dovrebbero essere una coppia. O che abbiano mai considerato l'idea di diventare una coppia. Neanche se hanno una famiglia di gatti adottati e fanno shopping insieme per nuovi giocattoli da gatto e litigano in mezzo agli scaffali del negozio perché Erik non vuole che Charles vizi i gatti più di quanto non abbia già fatto e Charles gli mostra qualcosa di soffice e spugnoso e dice ma Erik questo è blu e fa squeak e gli piacerà tantissimo e solo questo qui. Neanche quando entrambi sanno cosa ordinerà l'altro al ristorante anche senza chiedere, anche quando Charles ordina la sua assurda pizza al tutto, e si rubano a vicenda pezzettini di cibo e combattono per l'ultimo involtino primavera quando ordinano cinese. Neanche quando Charles torna a casa stravolto il martedì sera perché ha avuto otto ore filate di lezione e caccia i piedi in grembo a Erik e Erik glieli massaggia e Charles sospira e gli giura amore eterno.

Va bene... forse. Forse Erik ci ha pensato, una volta o due, con molta cautela perché Charles e la sua abilità nel leggere il pensiero non vanno sottovalutate. Ha pensato di dire a Charles che è quasi magari forse un pochino innamorato di lui, ma poi non l'ha mai fatto perché gli sembra un'idea epicamente stupida. Charles è la cosa migliore che gli sia mai capitata, nonostante i gatti e il fatto che è drogato di tè e trascina Erik a vedere pessimi film solo per lanciare pop-corn insieme contro lo schermo. Erik non vuole mettere a repentaglio tutto questo e rovinare la loro amicizia con una dichiarazione azzardata. E poi, anche se gli occhi di Charles si riempissero di lacrime e lui rispondesse ti ho amato dal primo momento in cui ho posato gli occhi su di te, amico mio, sposiamoci all'istante e andiamo a vivere nella mia casa di famiglia ridicolmente grande e apriamo un orfanotrofio per gattini abbandonati poi cosa succederebbe?

Sono già una coppia per gli standard di molte persone. Escono spesso insieme, praticamente non fanno altro che uscire insieme. Erik aveva portato Charles allo zoo per il suo compleanno perché, se non fosse già chiaro dall'orda di gatti, Charles adora gli animali. Charles aveva paragonato Erik a uno degli squali dell'acquario e Erik non aveva idea del perché ma era soddisfatto perché gli squali gli sembrano magnifiche creature, e poi Erik non era stato in grado di decidere a che animale assomigliasse Charles, così aveva borbottato qualcosa a proposito di piccolo e pelosetto e occhioni grandi e coccoloso e poi si era sentito terribilmente in imbarazzo ed era corso a comprare due gelati per non dover subire la risatina divertita di Charles. Charles si siede sempre alla destra di Erik al cinema, così può rubare i pop-corn di Erik quando ha finito i propri, e Erik fa finta di non notarlo.

Vivono insieme, fanno il bucato insieme perché altrimenti Charles si dimenticherebbe di separare i bianche dai colorati come attesta il famigerato incidente delle mutande rosa, vanno in università insieme, studiano insieme in biblioteca, pranzano insieme anche se hanno lezione in edifici diversi e gli tocca attraversare gran parte del campus per trovarsi. Dormono separati ma quello è un dettaglio perché da svegli passano quasi tutto il tempo nella stanza dell'uno o dell'altro. All'inizio a Erik dava fastidio il fatto che Charles quasi non bussava prima di entrare nella sua stanza, ma ormai non c'è mai un momento in cui Erik vorrebbe che Charles rimanesse fuori. A volte ripassano insieme prima degli esami, stravaccati fianco a fianco sullo stesso letto e circondati da pile di libri e appunti, finchè si addormentano entrambi e si svegliano la mattina dopo protestando che Erik russa e Charles scalcia nel sonno.

L'unica differenza che c'è, in questo ipotetico scenario in cui Charles è pazzamente innamorato di Erik, è che farebbero sesso. Non che Erik non ci abbia mai pensato. Una volta o due, con molta, molta cautela, con le punte delle orecchie che arrossiscono perché ha visto Charles quasi nudo in parecchie occasioni e non c'è che dire, è un bel vedere. Ha visto Charles con addosso solo boxer e calzini dopo una notte di bevute, o avvolto in una salvietta che sgocciolava ovunque e si lamentava dell'acqua fredda e di una caldaia rotta, o il costume da bagno quando aveva trascinato Erik in piscina e gli aveva chiesto se poteva spalmargli la crema da sole sulla schiena perché Charles ha la pelle così ridicolmente pallida che quasi non sembra vero. Di solito questo è il punto a cui Erik smette di pensare a Charles quasi nudo, perché continuare lo porterebbe solo alla pazzia e a nuovi livelli di epica frustrazione.

Così passano il tempo a far finta di non comportarsi come una vecchia coppia sposata e fanno lo stesso tutto insieme e vanno dappertutto insieme, al punto che ai loro amici viene naturale invitare Charles-e-Erik, non solo Charles o solo Erik, loro due sono un tutt'uno inscindibile. Perché non è che loro non abbiano altri amici. Erik ha un paio di ingengneri del suo anno con cui va d'accordo, e un paio di altri amici che ha incontrato andando in palestra, ma poi ha convinto Charles ad andare in palestra con lui ed è logico che anche Charles esca con Erik e i suoi amici ogni volta che Erik e i suoi amici decidono di uscire. E Charles ha un sacco di amici, conosce tutti in università e si ricorda nome e compleanno e colore preferito di ciascuno, il che lascia Erik perplesso perché come è possibile, questo è lo stesso Charles che a volte si dimentica di mangiare quando è troppo assorto nella lettura di un libro. Ma Charles è amico di tutti e viene invitato dappertutto e si porta sempre dietro Erik, anche quella volta in cui i suoi amici del corso di filosofia europea contemporanea decidono di andare al karaoke e Charles non conosce nessuna delle canzoni e finisce per cantare un duetto con Erik e si inventa metà delle parole.

Poi una notte sono sul divano a guardare una maratona di Doctor Who, e forse Erik ha bevuto più del solito perché Raven si ferma a dormire da un'amica e loro non devono dare il buon esempio a nessuno se non ai gatti, e tanto ormai i gatti sono una causa persa. Così Erik rabbocca il bicchiere di Charles e punta il dito in giro esclamando exterminate, exterminate e il gatto Shaw lo fulmina con lo sguardo mentre Charles ride. E forse è colpa dell'alcool, o perché Doomsday è un episodio così struggente, o perché Erik non riuscirebbe a descrivere il modo con cui lui e Charles sono seduti (quasi l'uno sull'altro) senza usare la parola accoccolati, o per il modo in cui le labbra di Charles si curvano all'insù nella luce soffusa che viene dallo schermo della televisione. Magari in seguito dirà che è stata una temporanea inferminà mentale.

Fatto sta che Erik si china in avanti e dice sono quasi magari forse un pochino innamorato di te, e poi ha tre secondi di tempo per farsi prendere dal panico prima che Charles si curvi anche lui in avanti e risponda ti ho amato dal primo momento in cui ho posato gli occhi su di te, amico mio. E non fanno parola di matrimonio o di orfanotrofi per gatti, ma passano un sacco di tempo a baciarsi sul divano sotto lo sguardo impassibile dei gatti finchè non cadono per terra e decidono che forse è il caso di riparare in camera di Charles, e anche di chiudere la porta per avere un po' di privacy perché Erik pensa che i gatti dovrebbero imparare a farsi i fatti propri. E poi Erik scopre cosa esattamente si è perso in tutti questi anni passati a non fare sesso con Charles.

Si svegliano attorcigliati insieme alle sei di mattina perché Charles ha dimenticato di chiudere le tapparelle la sera prima, e ha pure rubato la coperta nottetempo ma a Erik non importa. Poi, parecchie ore dopo, quando finalmente riescono a lasciare il letto, Erik fa la colazione mentre Charles mette su l'acqua del tè e dice che hanno quasi finito lo zucchero e dovrebbero metterlo sulla lista della spesa, e Erik dice che hanno appena comprato lo zucchero e Charles dovrebbe smetterla di mettere così tanto zucchero nel suo tè, e continuano a bisticciare finché Raven non torna a casa.

E la cosa più bella è che non è per niente difficile o complicat o imbarazzante avere una relazione con il proprio migliore amico, o forse è perché erano migliori amici in partenza, anche se Raven insiste che è perché in realtà erano già in una relazione da anni e ci hanno solo messo un tempo lunghissimo a rendersene conto, e probabilmente ha ragione lei.

Date: 2012-06-21 11:20 pm (UTC)
From: [identity profile] dio-niso.livejournal.com
Questa storia è in assoluto la cosa più bella che io abbia mai letto su questi due *-*

*ora posso morire felice con fluff, gattini e tazzine di té* ❤

Questa recensione partecipa a Recensioni d'Estate @ maridichallenge (http://maridichallenge.livejournal.com/).
Edited Date: 2012-06-21 11:20 pm (UTC)

Date: 2012-10-21 10:29 am (UTC)
From: [identity profile] diana9241.livejournal.com
Ma sonod eu amori... non so da dove omicniare... loro, i gatti.... il rapporto con i gatti, loro.. Raven.... il povero Hank... è semplicemente bellissima, complimenti vivissimi *_*

Questa recensione partecipa a Recensioni d'Autunno @ [livejournal.com profile] maridichallenge.

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