Titolo: Scarlet and Gold
Fandom: Supernatural
Personaggi: Dean Winchester/Castiel, Sam(/Jess), Gabriel, Bobby Singer, Victor, Gordon, Jo, un sacco di altri personaggi secondari e comparse
Parole: ~22,000
Rating: PG-13
Avvertimenti: nessuno
Riassunto: Dean Winchester sta per iniziare il quinto anno alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. È il nuovo capitano di quidditch di Gryffindor, e il suo sogno è sconfiggere la fortissima squadra di Hufflepuff e vincere la coppa. Le cose cambiano quando sul treno Dean incontra Castiel Milton, uno studente di Hufflepuff. Cas è riservato e timido e del tutto privo di senso dell'umorismo, Dean è sfrontato e ha la tendenza a cacciarsi nei guai con i professori. Nonostante tutto i due diventano amici, e Dean si accorge che magari la coppa del quidditch non è la cosa a cui tiene di più.
Beta: nessuno
Note:
La lettera da Hogwarts arrivò verso la fine di luglio.
Sammy rimase a fissare, con la bocca aperta e il cucchiaio a metà strada fra i cereali e la bocca, mentre un grande gufo reale depositava due lettere sul tavolo della cucina. Era buffo vedere Sammy così in agitazione. Dean rise, e per poco non gli andò di traverso un pezzo di toast.
"Stupidi uccelli," borbottò John Winchester, spazzando via un paio di piume dal tavolo. "Spero che i vicini non protestino di nuovo... Dean, non sta bene ridere di tuo fratello. Se non mi ricordo male, quando arrivò la tua prima lettera da Hogwarts te la sei quasi fatta sotto dalla felicità."
Quando suo padre si alzò per controllare la padella con le uova, Dean fece la linguaccia a Sam.
"Una delle due è mia, vero?" Sam chiese, troppo agitato per offendersi della presa in giro.
"Certo che lo è, tonto," disse Dean. "C'è su il tuo nome e tutto quanto. Mr Samuel Winchester, Appartamentino Al Quarto Piano, 2 Hunter Street, Londra..."
Sammy immediatamente strappò la busta per leggere la sua lettera. Dean, ormai al suo quinto anno, fece un sorrisetto di superiorità e decise di prendersela con comodo.
John gli mise una generosa porzione di uova nel piatto. "Non leggi la tua lettera?" chiese a Dean.
"Finisco prima la colazione," disse Dean, con la bocca piena di uova e toast. "Tanto sarà solo la lista dei libri. Mica diventerò prefetto, o chissà cosa."
"È perché ti cacci sempre nei guai," disse suo padre. "Quest'anno vedi di comportarti meglio. Devi dare il buon esempio a tuo fratello."
Dean alzò gli occhi al cielo. "Io non mi caccio nei guai, è il professor Crowley che non mi sopporta," disse, evitando di aggiungere che Crowley lo odiava perchè durante la prima settimana del suo primo anno Dean gli aveva ricoperto la cattedra di fegati di rospo.
Prima che suo padre potesse ricordargli quel particolare, Dean prese la sua lettera e la aprì.
"Dice le solite cose," disse a suo padre mentre scorreva rapidamente la lettera. "Il vicepreside ci fa sapere che la scuola inizia il primo di settembre, si parte da King's Crossing come al solito, ci sono un casino di libri nuovi... Oh!" esclamò una volta arrivato in fondo alla pagina.
Sam alzò gli occhi dalla sua lettera, che probabilmente aveva già letto tre volte. "Che cosa?" chiese.
"Sono diventato capitano della squadra di quidditch!" Dean esclamò.
Quella era veramente una bella notizia. Dean era il cercatore di Gryffindor, e il quidditch era una delle cose che preferiva in assoluto. Gli bruciava ancora essere stato sconfitto da Hufflepuff nell'ultima partita e non vedeva l'ora di avere la rivincita.
"Quest'anno vinceremo noi la coppa del quidditch," disse Dean, mentre suo fratello lo guardava con ammirazione.
"Sono contento per te, Dean," disse suo padre. "Sam, mangia prima che si raffreddi, devo andare al lavoro."
Il signor Winchester lavorava come meccanico in un'officina. Lui era un babbano, e non capiva molto di Hogwarts e della magia. Aveva sposato una strega, però lei era morta tanti anni fa e Dean non se la ricordava bene.
Nonostante la sua finta indifferenza, Dean era contento che Sam avesse ricevuto la sua lettera. Loro erano entrambi mezzosangue, e Sam aveva passato gli ultimi mesi preoccupatissimo di non avere abbastanza poteri magici per andare a Hogwarts. Dean pensava che anche se fosse saltato fuori che erano babbani non sarebbe stato troppo male: avrebbero potuto diventare meccanici e aiutare John nel suo lavoro. Però essere un mago e fare incantesimi e giocare a quidditch era molto più divertente.
Dean non vedeva l'ora di tornare a Hogwarts. I Winchester vivevano in un quartiere babbano, quindi lui non poteva esercitarsi a fare magie durante le vacanze estive. Non poteva neanche scrivere spesso ai suoi amici, perché i vicini si sarebbero insospettiti se continuavano a vedere gufi che andavano e venivano dalla finestra della sua camera.
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Fra una cosa e l'altra, Dean dovette aspettare fino a metà agosto prima che John si decidesse a portarli a Diagon Alley per comprare le cose di scuola.
Come ogni anno, John si lamentò di quanto era complicato trovare parcheggio in centro. "Questo pub è così scomodo da raggiungere," borbottò quando finalmente arrivarono al Leaky Cauldron. "Com'è che si faceva? Dobbiamo chiedere al proprietario che ci apra l'ingresso sul retro?"
"Non ce n'è bisogno," disse Dean, che non vedeva l'ora di poter fare qualche magia. Precedette Sammy e suo padre nel cortiletto del pub.
Dean prese la sua bacchetta dalla tasca dei jeans e colpì uno dei mattoni del muro, che immediatamente si aprì per rivelare la strada e tutti i negozi di magia.
Sam non era mai stato a Diagon Alley: le altre volte era troppo piccolo, e John l'aveva lasciato dal pastore Jim mentre portava Dean a fare compere. Adesso stava guardandosi in giro con curiosità, e lanciava occhiate piene di ammirazione a Dean.
"Quando avrò una bacchetta, potrò fare anch'io magie come quella?" chiese al fratello.
"Se riesci a imparare come si fa," rispose Dean.
"Non vantarti tanto, Winchester," disse una voce alle sue spalle. Dean riconobbe immediatamente la voce di Raphael Milton, uno dei prefetti di Slytherin. "Quello era un incantesimo automatico, qualunque mezzosangue con una bacchetta magica poteva attivarlo."
Dean si voltò, paonazzo. "Cerchi rogne?" chiese impugnando la bacchetta. "Qui non c'è il professor Crowley a pararti il fondoschiena quando ti farò cadere tutti i capelli con una maledizione."
John si accigliò. "Andiamo, ragazzi," disse. Mise le mani sulle spalle di Dean e Sam e li spinse via.
Mentre si allontanavano, Dean notò che Raphael guardando malissimo suo padre. Il signor Winchester, con i suoi jeans e la sua camicia a quadri, sembrava molto fuori posto nella strada piena di maghi che indossavano mantelli e cappelli a punta.
Gli bruciava tantissimo che Raphael lo avesse insultato davanti a suo padre e al suo fratellino. Dean cercò di spiegare che quello era un bastardo che si dava tante arie perché veniva da una famiglia molto antica, ma John non volle sentire ragioni.
"Basta così," disse. "Non voglio che tu venga coinvolto in una rissa. Io non sono un mago, se ti metti nei guai con la scuola non posso aiutarti."
Non gli diede neanche il permesso di ammirare la vetrina del negozio di articoli da quidditch, trascinandolo direttamente alla Gringotts. Dean mise il broncio, ma il suo umore migliorò notevolmente quando a Sam quasi schizzarono gli occhi dalle orbite alla vista dei goblin.
Il signor Winchester cambiò un po' di banconote babbane e ricevette in cambio una pila di monete d'oro. "Spero che basti per pagare tutto," borbottò. I soldi dei maghi lo mandavano sempre in confusione.
Fra la lista di Dean e quella di Sam, c'erano un sacco di cose da comprare. Sam rimase estasiato da tutti i libri che c'erano da Flourish & Blotts, e ci misero un secolo a trascinarlo via. Poi Dean passò un quarto d'ora molto poco confortevolo sullo sgabello di madama Malkin, mentre la strega lo riempiva di spilli e gli prendeva le misure per dei vestiti di scuola nuovi, dato che durante l'estate era cresciuto ancora.
Finalmente raggiunsero la loro ultima tappa, il negozio di Ollivander. Sam stava cercando di far finta di niente, ma si vedeva che non stava più nella pelle all'idea di avere una bacchetta.
Ollivander li salutò con un inchino da dietro il bancone.
"Signor Winchester," disse con un sorrisetto. "Frassino, tredici pollici, corda di cuore di drago. Una bella bacchetta."
Dean annuì. Il negozio, sempre in penombra e stipato fino al soffitto di scatole di bacchette, lo metteva a disagio.
"E c'è un altro signor Winchester," continuò Ollivander, rivolgendosi a Sam. "Qui per la sua prima bacchetta, suppongo."
Mentre Ollivander stava prendendo le misure a Sammy, la campanella sopra la porta tintinnò, segnalando l'arrivo di un nuovo cliente. La nuova arrivata, una strega alta e dalla faccia severa che aveva con sè una bambina bionda, spalancò gli occhi non appena mise piede nel negozio.
"Winchester!" esclamò, rivolta verso John.
"Ciao, Ellen," rispose lui. Se anche lui era sorpreso, non lo diede a vedere. "È passato tanto tempo dall'ultima volta che ci siamo visti." Dean fece un cenno di saluto alla bambina, ma lei lo ignorò.
La strega annuì. "Loro sono i tuoi figli?" chiese. "Le somigliano molto."
"Dean e Sam," disse John, indicandoli. Dean seguiva la conversazione con gran curiosità. "Anche tua figlia Jo è cresciuta tanto..."
Poco dopo furono tutti distratti da una grande cascata di scintille argentate, e Sam trotterellò da loro per annunciargli che la sua nuova bacchetta era fatta con un legno speciale, perchè era il classico secchione a cui interessava questo genere di cose. Il signor Ollivander impacchettò con cautela la nuova bacchetta (vite, dieci pollici e un quarto, crine di unicorno) e li salutò con un inchino da dietro al bancone.
John e Ellen si scambiarono alcune parole prima di salutarsi, così a bassa voce che Dean non riuscì a sentire cosa dicevano. Prima di uscire dal negozio, Dean si girò indietro un'ultima volta e vide il signor Ollivander che prendeva le misure alla bambina.
"Papà, chi era quella strega?" chiese Dean quando ebbero rimesso piede in strada. Non aveva neanche idea che suo padre conoscesse gente con poteri magici.
John Winchester abbassò lo sguardo. "Conosceva vostra madre," fu tutto quello che disse, e Dean rinunciò a chiedere altro.
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Il primo settembre, il signor Winchester si prese mezza giornata di ferie per accompagnare i ragazzi a prendere il treno a King's Crossing. Caricò entrambi i bauli su un carrello e li spinse fino alla barriera fra i binari nove e dieci.
"Eccoci qua," disse. "Dean, ci pensi tu ai bauli?"
"Certo, papà," rispose lui.
Il signor Winchester non poteva attraversare la barriera magica, quindi lo salutarono prima di raggiungere il binario nove e tre quarti.
"Fa' il bravo e studia," disse a Sam, come se ce ne fosse stato bisogno. "E tu, Dean, comportarti bene quest'anno. Prenditi cura di tuo fratello."
Sam mise il broncio. "Ormai sono grande, non ho bisogno di una balia," protestò, ma Dean rise e gli arruffò i capelli.
"Non ti preoccupare, Sammy è al sicuro con me," disse Dean. "Ci vediamo l'estate prossima."
"Anche prima, spero," disse suo padre con un mezzo sorriso. "Verrete a casa per le vacanze di Natale, no?"
Dean annuì, incerto. "Se non hai da fare," disse.
"Ma sì," disse suo padre. "Scrivetemi, mi raccomando. Chi se ne frega se i vicini si lamentano, fatemi sapere come vanno le cose."
Dopo un rapido abbraccio, Dean attraversò la barriera per primo spingendo il carrello davanti a sè. Poco dopo arrivò anche Sam, che stava ancora tenendo il broncio.
"Su col morale, Sammy, stiamo andando a Hogwarts," disse Dean. Non voleva davvero litigare con Sammy il primo giorno. "Per essere una scuola, non è poi male..."
Sam scosse la testa. "Sai che papà non avrà tempo per noi," disse. "Anche l'anno scorso, quando sei tornato a casa per Natale, ha lavorato tutto il tempo e ci ha lasciato da soli."
Dean si rabbuiò. "Non è colpa sua,"disse. "La retta di Hogwarts è costosa, e adesso deve pagare per entrambi."
"Tu non sai niente, non eri a casa gli ultimi quattro anni" disse Sam. "Magari non te ne accorgi perché sei sempre stato il suo preferito."
Detto questo, si cacciò le mani in tasca e scappò via verso il treno.
"Ehi!" Dean esclamò, ma rinunciò a inseguirlo. Tener d'occhio Sam non significava necessariamente stargli appiccicato tutto il tempo, se la sarebbe cavata da solo. E poi, che figura avrebbe fatto Dean con i suoi amici se si fosse fatto vedere mentre si trascinava dietro suo fratello piccolo?
Caricò i due bauli sul treno e si avviò lungo il corridoio alla ricerca di uno scompartimento. A metà del treno trovò uno scompartimento libero a parte un paio di studenti di Gryffindor seduti vicino al finestrino.
Dean si sedette in uno dei posti liberi e appoggiò i piedi sul sedile davanti. "Ciao Victor," disse Dean. "Gordy, come va?"
Gordon Walker alzò le spalle. "Ciao," rispose, laconico.
"Sei in ritardo come al solito, Dean," disse Victor Henricksen a mo' di saluto. Sia lui che Gordon erano nello stesso anno di Dean. Victor era il portiere della squadra di quidditch, mentre Gordon giocava da battitore.
"Le celebrità possono permettersi di arrivare in ritardo," rispose Dean con un sogghigno.
Victor alzò gli occhi al cielo. "Che sbruffone," disse, ma sorrideva sotto i baffi. Indicò un distintivo argentato sulla sua divisa. "Quest'anno ti conviene stare attento, sono il tuo nuovo prefetto."
Dean fece un sorrisetto di superiorità. "Ah sì? Indovina chi è il tuo nuovo capitano di quidditch."
Il suo amico alzò i pollici verso l'alto. "Congratulazioni," disse. "Sapevo che il professor Singer avrebbe scelto te, sei sempre stato il suo preferito."
"Fin troppo vero," borbottò Gordon rivolto verso il finestrino, ma a voce abbastanza alta che tutti nello scompartimento sentirono perfettamente.
Dean aggrottò le sopracciglia. "Che vuoi dire?" chiese, secco.
Gordon si girò a fissarlo. "Sai benissimo cosa voglio dire," rispose. "È da quando sei entrato nella squadra che Singer gioca ai favoritismi."
"Andiamo, Gordon, era uno scherzo," disse Victor in tono conciliatore, ma Dean diventò paonazzo.
"Tu sei un cretino," disse a Gordon, "e ho una mezza idea di sostituirti con qualcuno che sappia veramente giocare a quidditch, a differenza di te."
Si alzò e uscì dallo scompartimento. Era così infuriato che per poco non travolse un paio di Ravenclaw che passavano nel corridoio in quel momento.
Victor gli corse dietro. "Dean, non prendertela," disse. "Sappiamo tutti che Singer ti ha scelto per il talento."
Dean fece una smorfia. "Chiaramente Gordy non la pensa così," rispose. "Ce l'ha sempre avuta con me, da quando al terz'anno gli ho soffiato il posto di cercatore."
Victor scosse la testa ma non rispose. "Voi due testoni dovete cercare di andare d'accordo, altrimenti la coppa ce la sognamo," disse invece. "Gordon sarà anche un cretino, ma come battitore è maledettamente bravo."
Come al solito aveva ragione, ma a Dean non andava di passare il viaggio ad ascoltare le frecciatine di Gordon. Salutò Victor e decise di cercarsi un altro scompartimento. Con un po' di fortuna, la rabbia gli sarebbe sfumata prima di arrivare ad Hogwarts. Non sarebbe stato bello iniziare la sua carriera di capitano facendo fuori uno dei suoi giocatori.
Nel frattempo l'Hogwarts Express aveva lasciato la stazione e stava sfrecciando in aperta campagna. Gli scompartimenti in testa al treno erano sempre pieni zeppi, quindi Dean si diresse dall'altra parte.
Un paio di vagoni dopo trovò suo fratello in uno scompartimento pieno di studenti del primo anno. Sammy stava parlando con una ragazzina molto carina, e arrossì moltissimo quando Dean gli chiese se si era già trovato una fidanzata. Dean si ripromise di prenderlo in giro il più possibile al riguardo.
Più il là c'erano Raphael e alcuni suoi cugini. I Milton erano una famiglia numerosissima, ce n'erano quattro solo in quello scompartimento, tutti già vestiti a puntino con la divisa di Slytherin. Dean notò Anna Milton, una delle più belle ragazze del quinto anno. Per fortuna stava parlando con Raphael e dava le spalle al corridoio: era uscita un paio di volte con Dean l'anno prima, con risultati disastrosi, e Dean non ci teneva a farsi vedere da lei. Passò oltre rapidamente.
Tutte le carrozze erano piene zeppe. Dean si era quasi deciso a tornare da Sam e fare il viaggio con i primini quando, in fondo al treno, trovò uno scompartimento quasi vuoto. L'unico occupante, un ragazzo con i capelli scuri che Dean non conosceva, era immerso nella lettura di un volume dall'aria ponderosa.
"Sono liberi questi posti?" chiese Dean.
Il ragazzo annuì senza alzare la testa da suo librone. Dean si spaparanzò subito sul sedile davanti a lui. Per alcuni minuti nessuno parlò.
Dean guardò fuori dal finestrino, poi fissò il libro e cercò di indovinare di cosa parlasse. Non sembrava nessuno dei suoi libri di testo. Magari a Sam sarebbe piaciuto, ma a Dean i libri non interessavano più di tanto.
Lo irritava di più non sapere chi fosse il ragazzo, dato che conosceva la maggior parte degli studenti. Indossava jeans e maglietta come la maggior parte dei ragazzi, quindi Dean non poteva neanche sapere di che casa fosse.
Il viaggio fino a Hogwarts era lungo, e ci volle poco prima che la curiosità di Dean ebba la meglio sulla sua (scarsa) pazienza.
"Io sono Dean," disse a bruciapelo. "Dean Winchester."
L'altro ragazzo alzò gli occhi dal libro, e per un istante Dean intravide una faccia rotonda e due occhi blu. "Castiel," disse, tornando alla sua lettura.
Questo non era minimamente abbastanza per sodisfare la curiosità di Dean. Non sapeva neanche se Castiel fosse il nome o il cognome dello sconosciuto.
"Io sono del quinto anno," insistette Dean. "Gryffindor."
"Lo so," rispose Castiel. "Ti ho visto giocare a quidditch l'anno scorso."
Era già qualcosa. Dean sorrise. "Ti piace il quidditch?"
Castiel si strinse nelle spalle. "Abbastanza. A te piace?"
"Certo che sì!" esclamò Dean, accalorandosi immediatamente. "È la cosa che mi piace di più in assoluto. Quest'anno, la nostra squadra è pronta a stendere Hufflepuff e riprendersi la coppa del quidditch."
"Io sono di Hufflepuff," replicò Castiel in tono neutro.
Il sorriso di Dean gli si congelò sulle labbra. "Insomma... Ecco... Volevo dire..."
L'altro si strinse ancora nelle spalle. "Non mi sono offeso."
Dean tirò un sospiro di sollievo. Fare una tale figuraccia era proprio da lui, ma vedendo il libro aveva immaginato che potesse essere uno studente di Ravenclaw. Fissò Castiel mentre girava una pagina.
"Che cosa leggi?" chiese dopo un po'.
Castiel mise un dito fra le pagine per tenere il segno e gli mostrò la copertina del libro. Il titolo era scritto in caratteri argentati un po' sbiaditi, ma Dean riuscì comunque a decifrarlo.
"Portenti & Profezie," lesse. "Manuale Completo Per Il Fattucchiere Moderno."
"Non è molto moderno," disse Castiel, quasi in tono di scusa. "È del secolo scorso, ma oltre al libro di testo è l'unico libro di Divinazione che ho."
"Tu studi Divinazione?"
Castiel annuì. "Inizio quest'anno. Sembra interessante. Tu?"
"No, è una materia troppo..." Dean si interruppe poco prima di dire "troppo stupida". Cercare di predire il futuro gli era sempre sembrata una perdita di tempo: dopotutto il futuro non era mica deciso. "È troppo complicata per me," disse invece, per evitare di offendere Castiel due volte in altrettanti minuti. "Io studio Cura delle Creature Magiche."
Era una delle sue materie preferite, e Dean si dilungò a raccontare di come l'anno prima il professor Singer li aveva portati nella Foresta Proibita a vedere un puledro di unicorno.
La storia sembrava piacere a Castiel, che chiuse il libro per ascoltare meglio. "Avevo letto da qualche parte che i loro piccoli hanno il pelo dorato," disse quando Dean ebbe finito. "Ma non ne ho mai visto uno. Mi spiace non aver scelto anch'io Cura delle Creature Magiche."
"Che altre materie hai?" chiese Dean.
Castiel li elencò sulla punta delle dita. "Divinazione, Aritmanzia e Rune Antiche."
Dean fece un fischio. "Robetta leggera!"
Per un attimo Castiel cambiò espressione, ma poi la sua faccia tornò neutrale. "I miei hanno insistito perchè facessi Rune Antiche. Sai, è una tradizione di famiglia..."
"Mio papà è un babbano," disse Dean. "Quindi non ho nessuna tradizione da portare avanti. Però ho scelto Studi Babbani, mi piace un sacco perchè riesco a prendere bei voti senza neanche studiare. È un peccato che non ci sia una materia simile anche per te, potrebbero chiamarla Studi Magici."
Ci furono alcuni secondi di silenzio "Non capisco," disse dopo un po' Castiel, inclinando la testa di lato.
"Era una battuta," disse Dean, facendo un sorriso nervoso. Studi Magici perché sei purosangue, sarebbe l'equivalente di Studi Babbani per gli studenti che vengono da famiglie babbane..."
Castiel continuava a fissarlo. "Ma quasi tutti i corsi che facciamo possono essere definiti 'studi magici'," disse, mimando le virgolette.
Dean era tentato di rispondere con un'altra battuta, ma Castiel sembrava onestamente perplesso. Decise di rinunciare a ulteriori spiegazioni. "Lascia stare," disse, e cambiò argomento.
Quando arrivò il carrello del pranzo, il libro di Castiel era stato messo da parte e i due ragazzi erano intenti a discutere i pregi e i difetti dei vari professori. A Castiel stava simpatica la professoressa Missouri, che insegnava Erbologia. Dean la trovava troppo tirannica e preferiva di gran lunga il professor Singer. Entrambi i ragazzi erano d'accordo che Crowley era il peggior insegnante che fosse mai esistito.
Dopo aver mangiato, Dean prese un mazzo di carte dal suo baule e insegnò a Castiel a giocare a poker. Castiel non aveva mai visto delle carte da gioco babbane, ed era molto stupito dal fatto che le figure non si muovessero. Con la sua faccia impassibile era bravo a bluffare, però faceva fatica a ricordarsi il valore delle diverse combinazioni e continuava a perdere rovinosamente.
"Ancora una mano," insisteva dopo ogni partita, e la volta dopo perdeva peggio di prima. La cosa non sembrava però intaccare il suo buonumore, e i due ragazzi smisero di giocare solo quando il treno si fermò nella stazione di Hogsmeade.
Dean non aveva tenuto il conto, ma se avessero giocato a soldi Castiel sarebbe probabilmente stato in debito di parecchie centinaia di galeoni.
Si cambiarono in fretta, infilando le divise sopra jeans e magliette, e furono fra gli ultimi a scendere dal treno. Dean intravide appena una colonna di studenti del primo anno che si dirigevano verso il lago. Gli venne voglia di correre dietro a Sammy per augurargli in bocca al lupo, ma oltre il cancello della stazione Victor stava facendogli segno di sbrigarsi.
Stava per raggiungere i suoi amici quando Anna gli si piazzò davanti.
"Winchester," disse, secca. "Cosa ci facevi con mio fratello?"
"Tuo fratello?" Dean ripetè, senza capire. Il suo sguardo passò da Anna, con i suoi capelli rossi e il suo nuovo distintivo da prefetto di Slytherin, a Castiel, con la divisa stropicciata e i capelli scarruffati da quando si era infilato i vestiti in tutta fretta. Castiel si strinse nelle spalle. "Lui è tuo fratello?" Dean chiese ad Anna con aria incredula.
"Non fare il finto tonto, Winchester," disse Anna. "Fra noi due è finita, lascia in pace la mia famiglia. Andiamo, Cassie."
Anna prese la mano di Castiel e lo trascinò via verso le carrozze. Castiel fece un gesto di saluto, ma Dean era troppo stupito per rispondere.
Sapeva che Anna aveva un fratello minore, ma per qualche ragione lo aveva sempre immaginato come una copia in miniatura di Anna, un piccolo Slytherin con i capelli rossi. Castiel era del tutto diverso. Questo non avrebbe dovuto stupire Dean più di tanto, dopo tutto anche lui e Sammy non erano esattamente due gocce d'acqua, ma era comunque un fatto inaspettato.
Inoltre, Dean si rese conto che aveva fatto tutto il viaggio insieme a un Milton, e si era pure divertito. Con questi pensieri per la testa raggiunse i suoi amici al cancello della stazione.
"Era ora!" borbottò Gordon, ancora di malumore.
"Si può sapere dove ti eri cacciato?" Victor chiese, ma in tono molto più amichevole. "Quella era Anna Milton? Non dirmi che ci stavi provando di nuovo con lei!"
Dean scosse la testa e ignorò la domanda. "Niente da fare, ha detto che ormai è finita," disse. Se i suoi amici volevano pensare che aveva fatto il viaggio con Anna, non li avrebbe corretti. Era meglio che stare a spiegare di Castiel, e di come aveva passato il pomeriggio con uno studente di Hufflepuff che neanche conosceva.
Durante il breve tragitto in carrozza, Victor riuscì finalmente a riappacificare Dean e Gordon. All inizio erano entrambi ancora arriabbiati e si strinsero la mano con aria non del tutto convinta, ma quando attraversarono l'ingresso di Hogwarts stavano conversando quasi come al solito.
"Tuo fratello è al suo primo anno, vero?" chiese Gordon mentre prendevano posto al loro tavolo. "Pensi che sarà anche lui in Gryffindor?"
"Di sicuro," Dean sorrise. Sua madre era stata in Gryffindor, e anche i nonni. Era uno dei motivi per cui a Dean piaceva stare a Hogwarts.
Entrò il preside, seguito da tutti i membri dello staff. Il preside Shurley era... strano. Non c'era altra parola per definirlo. Per cominciare non era per niente anziano, anzi, era più giovane di molti altri insegnanti. Prima di arrivare a Hogwarts aveva passato la maggior parte della sua vita a scrivere romanzi di scarso successo che avevano come protagonisti due fratelli babbani.
Dean conosceva bene il preside, essendo stato mandato da lui più di una volta quando un suo scherzo aveva fatto particolarmente infuriare un insegnante. Di solito Shurley scrollava la testa e iniziava a fargli un predicozzo, ma poi perdeva il filo del discorso e si metteva a raccontare storie. Era del tutto svampito, ma a Dean stava simpatico. Gli fece un mezzo sorriso mentre passava.
Il professor Crowley, invece, era proprio insopportabile.
"Dite che ce la faccio a Trasfigurare il suo calice di succo di zucca in un rospo?" Dean chiese sottovoce.
Victor e Gordon risero. Crowley non aveva sentito la battuta, altrimenti avrebbe subito messo Dean in punizione, ma attirato dalla risata venne immediatamente verso di loro.
"Signor Winchester," disse Crowley con il suo sorrisetto untuoso. "Signor Walker. Volete forse il dubbio onore di essere i primi studenti di quest'anno a perdere punti, prima ancora del banchetto d'inizio anno?"
Per fortuna il professor Singer entrò in quel momento con i ragazzi del primo anno. "Crowley, lascia stare quegli sciocchi," disse al suo collega. "Dobbiamo iniziare la cerimonia dello smistamento."
Il professor Crowley sembrò sul punto di ribattere, ma sia il preside che il vicepreside lo stavano fissando. Fece una smorfia e se ne andò verso il tavolo degli insegnanti a grandi passi, con il suo mantello verde che gli svolazzava dietro alla schiena.
Dean gli fece la linguaccia mentre era girato.
"Sai bene che Crowley si vendicherà alla prima occasione," lo avvertì Victor, ma Dean lo ignorò. Crowley era sempre alla ricerca di ragioni per togliergli punti.
Mentre il professor Singer stava spiegando del cappello, Dean fece scorrere lo sguardo sulla fila di primini allineati davanti al tavolo degli insegnanti.
"Ecco, quello è mio fratello," disse, puntando il dito verse Sammy. Dovette tenere la voce bassa per non essere rimproverato di nuovo da Crowley. Victor e Gordon si sporsero per vedere meglio.
"Quello alto, vicino alla biondina?" chiese Victor.
Dean annuì, anche se Sam non gli era mai sembrato particolarmente alto. Però era vero che i vecchi vestiti che aveva Dean al primo anno non gli andavano bene, e aveva dovuto comprarne di nuovi.
La cerimonia dello smistamento fu lunghissima. Dean aveva mangiato solo un panino a pranzo e stava morendo di fame, ma gli sembrava che quell'anno il cappello si divertisse a tenere ciascuno studente sullo sgabello per ore e ore. Per giunta, andando in ordine alfabetico, Sam sarebbe stato l'ultimo a essere chiamato. Dean iniziò a pensare a come organizzare i provini per la squadra di quidditch.
Si scosse dal suo torpore quando vide un viso familiare. "Harvelle, Joanna," disse il professor Singer, e Dean riconobbe la ragazzina che avevano incontrato nel negozio di Ollivander. Teneva la testa alta e aveva l'aria determinata, anche se sembrò per un attimo intimorita quando Singer le calò il cappello sugli occhi. Passò una manciata di secondi e poi il cappello gridò, "Gryffindor!"
Il tavolo di Gryffindor applaudì e Harvelle si tolse il cappello e corse a raggiungere i suoi nuovi compagni di casa. Dean avrebbe voluto rivolgerle la parola, però lei scelse un posto lontano da dov'era seduto.
Dopo Harvelle fu il turno di un'altra ragazza, "Masters, Meg," che finì in Slytherin. Poi fu chiamata "Moore, Jessica Lee," che era la ragazza bionda e carina con cui Sam stava parlando sul treno. Il cappello la tenne per quasi un minuto prima di mandarla in Ravenclaw. Sam sembrò deluso, e Dean fu un po' dispiaciuto per lui. Sicuramente il suo fratellino sperava che finissero nella stessa casa.
Le ultime lettere passarono lentamente. O, R, due S... Poi, finalmente, "Winchester, Samuel," chiamò il professor Singer.
Sam si sedette sullo sgabello e guardò qua e là per la sala. Dean gli fece un cenno di saluto, ma non era sicuro che Sam fosse riuscito a vederlo prima che il professor Singer gli mettesse il cappello sugli occhi.
Studenti e professori aspettarono mentre il cappello decideva a quale casa assegnare l'ultimo studente dell'anno. E aspettarono. E aspettarono ancora.
"Quanto ci mette?" mormorò Gordon. "Saranno già passati almeno dieci minuti!"
"Non così tanto," protestò Victor, però era vero che Sam ci stava mettendo un tempo lunghissimo. Ogni tanto si agitava sullo sgabello, ma il cappello non dava segno di aver preso una decisione. Anche i professori sembravano stupiti, e alcuni sbirciavano i propri orologi.
Poi finalmente il cappello prese un gran respiro e gridò, "Ravenclaw!"
Ci fu un grande applauso e Sam, paonazzò, si tolse il cappello. Per un attimo Dean pensò di aver capito male, ma il tavolo a cui si sedette Sammy era decisamente quello dei Ravenclaw. Dean fissò suo fratello a bocca aperta.
"Ma come?" iniziò a dire Gordon prima che Victor lo zittisse con una gomitata.
Dean voltò le spalle agli altri tavoli e ignorò completamente il discorso di benvenuto del preside. Si concentrò sul cibo, anche se improvvisamente gli sembrava di non aver più tanta fame. Victor e Gordon cercarono di coinvolgerlo nella loro conversazione, ma Dean rispondeva a monosillabi, quindi i suoi amici finirono per ignorarlo e mettersi a parlare di una partita di quidditch che avevano visto insieme durante l'estate.
Non appena i piatti del dessert scomparvero, Victor si alzò in piedi. "Devo accompagnare quelli del primo anno fino alla torre," disse. "Voi andate avanti, vi raggiungerò in camera."
Dean e Gordon lasciarono la Sala Grande insieme, ma sulle scale incrociarono un gruppo di Ravenclaw che andava da un'altra parte. Sammy era con loro, e Dean notò che suo fratello stava evitando di incrociare il suo sguardo.
"Noi due dobbiamo parlare," disse Dean a Sam. Ignorando le proteste di Gordon e del prefetto di Ravenclaw, prese suo fratello per mano e lo trascinò in un angolo del pianerottolo.
Sam mise il broncio e fissò il pavimento. "Mi dispiace, Dean," disse con voce flebile.
Dean rimase perplesso. "Ma dai, che dici?" disse. "È vero che ci sono rimasto male, ma non è mica colpa tua. Ci vedremo comunque durante i pasti e dopo le lezioni. Non approfittartene per cacciarti nei guai solo perché non sono in giro!"
Cercava di avere un tono scherzoso, ma Sam sembrava sempre più abbattuto. Alla fine, confessò. "Sì invece, è colpa mia," disse. "Il cappello non riusciva a decidere, e allora mi ha chiesto di scegliere fra Gryffindor e Ravenclaw."
Lentamente, Dean capì quello che suo fratello stava cercando di dirgli. Il sorriso sparì del tutto dalla sua faccia. "Vuoi dire che avresti potuto essere in Gryffindor," disse, gelido, "ma hai scelto un'altra casa?"
Sam annuì. "Io ci ho pensato, Dean, davvero, ma..."
"Ma cosa, Sammy?" sbottò Dean. "Gryffindor è la mia casa! La casa di tutta la nostra famiglia, la casa di mamma!"
"Ma io non sono te!" strillò Sam. Era sull'orlo delle lacrime. "E non sono neanche mamma!"
Prima che Dean potesse rispondere, il prefetto di Ravenclaw arrivò a vedere cosa stava succedendo. Era una ragazza castana e occhialuta che Dean conosceva di vista. A volte aveva flirtato con Dean, ma quella sera non sembrava dell'umore.
"Winchester, lascia stare i miei studenti o andrò a dirlo al capo della tua casa," gli disse, severa. Mentre gli faceva la predica, Sam si affrettò ad allontanarsi e tornò dagli altri Ravenclaw.
"Lascialo perdere," disse Gordon quando il gruppo di Ravenclaw si fosse allontanato. "Se tuo fratello ha scelto quelli invece della sua famiglia, non vale la pena di arrabbiarsi a causa sua."
Dean raggiunse il dormitorio di pessimo umore. Quando Victor tornò, lui era già a letto, con le tende tirate per non essere disturbato. Ci mise molto ad addormentarsi.
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Il malumore di Dean durò fino all'ora di colazione. Quando Victor distribuì a tutti i Gryffindor gli orari delle lezioni, Dean non potè fare a meno di sorridere vedendo che la sua prima lezione sarebbe stata Cura delle Creature Magiche.
Tornarono in fretta alla torre di Gryffindor a prendere i libri. Gordon aveva lezione di Divinazione, quindi Dean e Victor lo salutarono sulle scale e si diressero da soli verso la parte del parco dove il professor Singer faceva lezione abitualmente.
"Ciao ragazzi," li salutò il professore. Aveva il cappello calato sugli occhi come al solito, ed era avvolto in un mantello leggero per proteggersi dal vento settembrino. "Come avete passato le vacanze?"
"Bene," risposero in coro. Il resto della classe non era ancora arrivato, quindi si avvicinarono per scambiare due parole prima della lezione.
"Che creature studieremo oggi?" chiese Victor.
Gli occhi di Dean si illuminarono e il ragazzo si guardò intorno per vedere se ci fossero delle gabbie nascoste dietro ai tavoli. "Andremo di nuovo nella foresta?"
"Ti piacerebbe, vero?" replicò Singer. "Invece oggi consegnerete i compiti delle vacanze e poi ci sarà un ripasso degli argomenti dell'anno scorso." Lanciò a Dean un'occhiata diffidente. "Hai fatto i compiti, ragazzo?"
Dean fece una smorfia. "Sì, ho fatto tutti i compiti che ci aveva dato," rispose. Ci aveva messo un'intera settimana a finire il tema che gli era stato assegnato, e avrebbe preferito di gran lunga avere un Crup che dover descrivere come prendersene cura. Cercò di fare la faccia da bravo studente, ma Singer lo conosceva troppo bene per cascarci.
"Ti conviene aver fatto tutti i compiti, non solo i miei," gli disse. "Ieri sera Crowley sembrava deciso a renderti la vita un inferno. Si può sapere cosa gli hai fatto stavolta?"
"Assolutamente niente!" protestò Dean. Dietro di lui, Victor rise.
Singer li fulminò entrambi con lo sguardo. "Non c'è niente da ridere, Henricksen. Adesso che sei un prefetto dovresti stare attento a come ti comporti, e magari tener d'occhio anche quelle teste vuote dei tuoi amici."
Victor chinò la testa e si scusò, ma Dean era più testardo e rimase zitto.
"Piuttosto," disse il professore a Dean, "tuo fratello piccolo..."
Dean non aveva voglia di parlare di Sammy. Gli venne in mente che aveva una domanda per Singer. "Professore, ha presente quella nuova ragazza del primo anno?" chiese, senza farsi scrupolo di interromperlo a metà di una frase. "Jo Harvelle?"
"Ragazzo, non sono ancora così rincoglionito da dimenticarmi gli studenti della mia stessa casa," rispose Singer. Poi scosse la testa. "Se stai pensando di metterti con lei, lascia perdere. Sua mamma ti farebbe fuori in un batter d'occhio."
"Lei conosce la signora Harvelle?" chiese Dean. "Le abbiamo incontrate a Diagon Alley mentre facevamo compere per la scuola," spiegò, accavallando le parole per la fretta di raccontare tutto a Singer prima dell'inizio della lezione. "Io pensavo che gli amici di mio padre fossero tutti babbani... Dato che lei, professore, conosceva i miei genitori da prima che si sposassero... Magari lei mi può dire qualcosa in più?"
"Hai chiesto a tuo padre?" disse Singer.
Dean annuì. "Ha detto che la signora Harvelle conosceva mia madre," disse.
Il professor Singer aggrottò le sopracciglia. "E...?"
"E basta," disse Dean. "Mio padre non parla mai di mia madre."
Singer distolse lo sguardo. "Allora lascia stare," disse. "Se tuo padre non ti ha raccontato nulla, non è affar mio impicciarmi. Adesso andate al posto, iniziamo la lezione."
Il resto degli studenti stava arrivando, attraversando il prato in piccoli gruppi. Con riluttanza, Dean e Victor andarono a mettersi vicino a uno dei tavoloni.
La conversazione era stata una perdita di tempo. Dean aveva sperato di scoprire qualcosa su sua madre e su Harvelle, ma l'unica persona che poteva dirgli qualcosa in proposito era suo padre, e suo padre non voleva parlarne.
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Quella sera, Dean tenne un consiglio di guerra insieme alla sua squadra. Uno dei cercatori e uno dei battitori si erano diplomati alla fine dell'anno scorso, lasciando la squadra a corto di giocatori.
"Non abbiamo riserve," disse Dean. "Dobbiamo trovare dei nuovi giocatori al più presto per iniziare gli allenamenti."
Gordon sbuffò. "Potremmo iniziare senza quelli nuovi," disse. "Esclusa la presente compagnia, tutti i nostri compagni di casa sono scarsissimi a quidditch."
"Bel modo di parlare dei tuoi futuri compagni di squadra," lo rimproverò Gwen, una del quarto anno. Suo cugino Christian, l'altro cercatore rimasto, annuì.
Victor lanciò un'occhiataccia a Gordon. "Di solito non sono affari miei se ti fai odiare da tutti quanti, ma il quidditch è uno sport di squadra," disse.
Dean gli diede ragione. "Ho prenotato il campo per sabato mattina, vi voglio tutti sul campo alle undici. Non sarà così male," aggiunse, rivolto verso Gordon. "Basterà scegliere quelli che sono meno scarsi."
Ovviamente Dean si era dimenticato che l'universo ce l'aveva con lui, e che se qualcosa poteva andagli male, sarebbe andata male. Anzi, sarebbe andata peggio.
Quando sabato mattina si diresse verso il campo di quidditch con la scopa in spalla, la prima cosa che vide fu l'intera squadra di quidditch di Hufflepuff raggruppata attorno all'ingresso dello stadio. Sembravano di ottimo umore, il che fece automaticamente rabbuiare Dean.
Il capitano di Hufflepuff, Tessa White, si accorse del suo arrivo. "Buongiorno, Dean," disse. Lei era sempre amichevole, ma Dean non era dell'umore giusto per scambiare convenevoli.
"Tessa," rispose, salutandola con un cenno di saluto. "Che ci fai qui? Ho prenotato io il campo stamattina."
Lei annuì. "Sì, ma dalle undici in poi. Noi abbiamo appena finito i provini per la squadra."
Dean non si era aspettato che anche le altre squadre si sarebbero mosse così presto. Ma d'altronde Tessa era molto determinata, e probabilmente decisa a fare il possibile per tenersi la coppa che avevano vinto l'anno precedente dopo una finale davvero combattuta.
"Chi sono i tuoi nuovi giocatori, se posso saperlo?" le chiese.
Tessa lo scrutò in silenzio per un attimo. "Va bene, te li presento," disse. "Dopotutto, anche se io non te lo dicessi, lo verresti subito a sapere da qualcun'altro." Fece cenno con la mano a un paio di ragazzi grandi e grossi dietro di lei. Dean li riconobbe perchè aveva lezione di Erbologia con loro. "I nostri battitori," li presentò Tessa. "E non credo che tu abbia presente il nostro nuovo cercatore, Castiel Milton?"
A Dean per poco non schizzarono gli occhi dalle orbite alla vista della testa bruna di Castiel che faceva capolino fra le spalle dei due ragazzi più alti.
"Ciao Dean," disse Castiel.
"Che cavolo ci fai qui?" fu l'unica cosa che Dean riuscì a dire. "Non mi avevi detto che sapevi giocare a quidditch!"
Castiel si strinse nelle spalle. Il fatto che fosse entrato nella squadra di Hufflepuff faceva infuriare Dean oltre ogni dire. Era vero che si erano parlati per la prima e unica volta sul treno, ma a Dean sembrava che Castiel avrebbe potuto menzionare che avrebbe fatto i provini da cercatore. Specialmente dato che sapeva che Dean era il cercatore di Gryffindor.
Tessa e il resto della squadra li stavano osservando con grande curiosità.
"Ma come, vi conoscete già?" chiese Tessa. Per fortuna, prima che potesse fare altre domande, arrivò in massa la squadra di Gryffindor, e gli Hufflepuff furono costretti a togliere il disturbo. "In bocca al lupo per i vostri provini," gli disse Tessa.
Dean rimase a guardare con aria imbronciata mentre si allontanava insieme alla sua squadra. Tessa e Castiel camminavano vicino e sembravano immersi in una discussione a proposito di tattiche.
"Che ci facevano qui gli Hufflepuff?" chiese Gordon. "Stavano cercando di spiare i nostri provini?"
Quando Dean aggiornò la sua squadra a proposito dei nuovi giocatori di Hufflepuff, l'umore di Gordy migliorò considerevolmente.
"Devono essersi montati la testa, per prendere un tale novellino come cercatore," commentò con disprezzo. "Tanto peggio per loro."
Victor era più cauto. "Chissà," disse scrollando le spalle. "Non ho mai visto questo Milton giocare, ma non ha un paio di zie che giocano per le Holyhead Harpies?"
Dean diede ragione a Victor. Non aveva presente le zie di Castiel, i Milton erano così tanti che c'era da perdere il conto. Quello che lo preoccupava era che Tessa non era una da montarsi la testa, o prendere sottogamba i propri avversari. Se aveva preso in squadra un nuovo cercatore dopo solamente un breve provino, voleva dire che Castiel aveva del talento.
"Dovremo tenerli d'occhio," disse. Poi condusse i suoi giocatori nello stadio e finalmente iniziarono i provini.
La mattinata fu piena di contrattempi. Per prima cosa, quando Dean fece l'appello degli aspiranti giocatori, si trovò subito davanti agli occhi il nome di Jo Harvelle.
"Guarda che quelli del primo anno non possono entrare in squadra," le disse, prendendola da parte. "E poi, non vorrai mica giocare da battitore?"
Dean cercava di sorridere perché la cosa gli sembrava uno scherzo, ma lo sguardo che gli lanciò Harvelle non era per niente divertito.
"Perché no?" disse lei. "Sono molto meglio di tutti quegli altri gorilla che pensano solo a colpire i bolidi più forte che possono."
"Sarà, ma le regole dicono che quelli del primo anno non possono giocare," disse Dean. "Se non ti va, devi protestare con il professor Singer." Si sentiva un vigliacco a tirare in ballo le regole solo quando gli faceva comodo, ma non gli andava di perdere tempo a litigare con una ragazzina.
"Tipico," sbuffò Harvelle. Si allontanò pestando i piedi, ma invece di andarsene si andò a sedere sugli spalti per fare commenti di fuoco ogni volta che un aspirante giocatore commetteva un errore.
Ci furono molti errori quella mattina. Con grande disappunto di Dean, Gordon aveva avuto ragione a sostenere che gli altri Gryffindor erano scarsi. Commettevano errori grossolani, non seguivano le indicazioni e si intralciavano a vicenda a mezz'aria. Gordon stesso non faceva nulla per migliorare la situazione. Dean gli aveva chiesto di lanciare i bolidi contro gli aspiranti battitori, sia piano che forte per poter giudicare il livello di abilità di ciascuno, ma l'unico obiettivo di Gordon sembrava quello di disarcionare quanti più giocatori possibile.
"Si può sapere che combini?" gli fece Dean un paio d'ore dopo. Sotto di loro, Victor stava aiutando il terzo giocatore contuso quella mattina a lasciare il campo.
Gordon si strinse nelle spalle. "Sto cercando di eliminare i giocatori scarsi."
Dean avrebbe volentieri eliminato lui, ma Gordon era superiore a tutti gli altri aspiranti già solo per il fatto che sapeva tenere in mano la mazza da battitore senza farla cadere.
I cacciatori erano un po' meno peggio, e Victor stava cercando di metterli alla prova seriamente e non di ucciderli, ma nessuno di loro spiccava particolarmente. Finirono per prendere in squadra Pam, che sarebbe stata bravina se si ignorava il fatto che era cieca come una talpa.
Litigarono molto su chi scegliere come battitore. Gordon voleva giocare da solo, insistendo che tutti gli altri battitori erano degli incapaci e avrebbero finito per essere solo d'intralcio. Però Dean era il capitano e alla fine l'ebbe vinta lui. Prese in squadra Ronald, un ragazzo cicciottello del sesto anno che si era distinto più per la forza dei suoi lanci che per la mira.
Alla fine pure Harvelle smise di fare commenti e si limitò a scuotere la testa con aria rassegnata prima di andarsene a pranzo.
Dean si avviò verso gli spogliatoi con la certezza che la sua prima giornata da capitano non avrebbe potuto andare peggio di così.
parte prima | parte seconda | parte terza
Fandom: Supernatural
Personaggi: Dean Winchester/Castiel, Sam(/Jess), Gabriel, Bobby Singer, Victor, Gordon, Jo, un sacco di altri personaggi secondari e comparse
Parole: ~22,000
Rating: PG-13
Avvertimenti: nessuno
Riassunto: Dean Winchester sta per iniziare il quinto anno alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. È il nuovo capitano di quidditch di Gryffindor, e il suo sogno è sconfiggere la fortissima squadra di Hufflepuff e vincere la coppa. Le cose cambiano quando sul treno Dean incontra Castiel Milton, uno studente di Hufflepuff. Cas è riservato e timido e del tutto privo di senso dell'umorismo, Dean è sfrontato e ha la tendenza a cacciarsi nei guai con i professori. Nonostante tutto i due diventano amici, e Dean si accorge che magari la coppa del quidditch non è la cosa a cui tiene di più.
Beta: nessuno
Note:
- Sono anni che non leggo Harry Potter in italiano. Gli ultimi libri li ho letti solo in inglese. Quando mi sono messa a scrivere questa storia pensavo di usare le traduzioni italiane almeno per i nomi più comuni, ma poi mi sono resa conto che avrei dovuto tradurre Hufflepuff con Tassorosso e mi sono detta LOL NO. Quindi tutti i nomi sono lasciati come nell'originale, a parte alcuni di uso così comune (per esempio babbano che non ho potuto fare a meno di tradurre. Nel caso, qui trovate una lista di traduzioni di nomi e termini.
Chiaramente io la lista l'ho usata per procrastinare. Le ore che ho passato a cercare come si dice Hogwarts in giapponese e boiate simili... - Questo è un universo parallelo in cui Harry Potter e compagni non esistono, e sono rimpiazzati da Dean, da Cas e dagli altri personaggi di SPN, quindi ci sono stati alcuni cambiamenti. Per esempio: dato che Voldemort non è mai esistito, Slytherin è in rapporti molto più amichevoli con le altre case. Inoltre la grande rivalità è fra Gryffindor e Hufflepuff perché... boh, principalmente perché mi serviva un plot. È così e basta.
- La vaga idea di scrivere un AU in cui Dean e Cas sono rivali nel quidditch mi è venuta vedendo i disegni della geniale Lettie, che dovreste andare a vedere tipo ora perchè sono pucciosissimi e amorevoli. I disegni a tema Harry Potter sono sul suo tumblr, mentre altra fanart di SPN si trova sul suo livejournal.
- Il che non vuol dire che mio sono dimenticata della fantastica
vahly che ha creato un altrettanto fantastico banner per la mia storia. Andate qui per ammirarlo! Grazie anche ai mod del
bigbangitalia, vittime del mio tentativo di scoprire quanto potevo procrastinare se mi si lasciava. (Risposta: tanto!)
La lettera da Hogwarts arrivò verso la fine di luglio.
Sammy rimase a fissare, con la bocca aperta e il cucchiaio a metà strada fra i cereali e la bocca, mentre un grande gufo reale depositava due lettere sul tavolo della cucina. Era buffo vedere Sammy così in agitazione. Dean rise, e per poco non gli andò di traverso un pezzo di toast.
"Stupidi uccelli," borbottò John Winchester, spazzando via un paio di piume dal tavolo. "Spero che i vicini non protestino di nuovo... Dean, non sta bene ridere di tuo fratello. Se non mi ricordo male, quando arrivò la tua prima lettera da Hogwarts te la sei quasi fatta sotto dalla felicità."
Quando suo padre si alzò per controllare la padella con le uova, Dean fece la linguaccia a Sam.
"Una delle due è mia, vero?" Sam chiese, troppo agitato per offendersi della presa in giro.
"Certo che lo è, tonto," disse Dean. "C'è su il tuo nome e tutto quanto. Mr Samuel Winchester, Appartamentino Al Quarto Piano, 2 Hunter Street, Londra..."
Sammy immediatamente strappò la busta per leggere la sua lettera. Dean, ormai al suo quinto anno, fece un sorrisetto di superiorità e decise di prendersela con comodo.
John gli mise una generosa porzione di uova nel piatto. "Non leggi la tua lettera?" chiese a Dean.
"Finisco prima la colazione," disse Dean, con la bocca piena di uova e toast. "Tanto sarà solo la lista dei libri. Mica diventerò prefetto, o chissà cosa."
"È perché ti cacci sempre nei guai," disse suo padre. "Quest'anno vedi di comportarti meglio. Devi dare il buon esempio a tuo fratello."
Dean alzò gli occhi al cielo. "Io non mi caccio nei guai, è il professor Crowley che non mi sopporta," disse, evitando di aggiungere che Crowley lo odiava perchè durante la prima settimana del suo primo anno Dean gli aveva ricoperto la cattedra di fegati di rospo.
Prima che suo padre potesse ricordargli quel particolare, Dean prese la sua lettera e la aprì.
"Dice le solite cose," disse a suo padre mentre scorreva rapidamente la lettera. "Il vicepreside ci fa sapere che la scuola inizia il primo di settembre, si parte da King's Crossing come al solito, ci sono un casino di libri nuovi... Oh!" esclamò una volta arrivato in fondo alla pagina.
Sam alzò gli occhi dalla sua lettera, che probabilmente aveva già letto tre volte. "Che cosa?" chiese.
"Sono diventato capitano della squadra di quidditch!" Dean esclamò.
Quella era veramente una bella notizia. Dean era il cercatore di Gryffindor, e il quidditch era una delle cose che preferiva in assoluto. Gli bruciava ancora essere stato sconfitto da Hufflepuff nell'ultima partita e non vedeva l'ora di avere la rivincita.
"Quest'anno vinceremo noi la coppa del quidditch," disse Dean, mentre suo fratello lo guardava con ammirazione.
"Sono contento per te, Dean," disse suo padre. "Sam, mangia prima che si raffreddi, devo andare al lavoro."
Il signor Winchester lavorava come meccanico in un'officina. Lui era un babbano, e non capiva molto di Hogwarts e della magia. Aveva sposato una strega, però lei era morta tanti anni fa e Dean non se la ricordava bene.
Nonostante la sua finta indifferenza, Dean era contento che Sam avesse ricevuto la sua lettera. Loro erano entrambi mezzosangue, e Sam aveva passato gli ultimi mesi preoccupatissimo di non avere abbastanza poteri magici per andare a Hogwarts. Dean pensava che anche se fosse saltato fuori che erano babbani non sarebbe stato troppo male: avrebbero potuto diventare meccanici e aiutare John nel suo lavoro. Però essere un mago e fare incantesimi e giocare a quidditch era molto più divertente.
Dean non vedeva l'ora di tornare a Hogwarts. I Winchester vivevano in un quartiere babbano, quindi lui non poteva esercitarsi a fare magie durante le vacanze estive. Non poteva neanche scrivere spesso ai suoi amici, perché i vicini si sarebbero insospettiti se continuavano a vedere gufi che andavano e venivano dalla finestra della sua camera.
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Fra una cosa e l'altra, Dean dovette aspettare fino a metà agosto prima che John si decidesse a portarli a Diagon Alley per comprare le cose di scuola.
Come ogni anno, John si lamentò di quanto era complicato trovare parcheggio in centro. "Questo pub è così scomodo da raggiungere," borbottò quando finalmente arrivarono al Leaky Cauldron. "Com'è che si faceva? Dobbiamo chiedere al proprietario che ci apra l'ingresso sul retro?"
"Non ce n'è bisogno," disse Dean, che non vedeva l'ora di poter fare qualche magia. Precedette Sammy e suo padre nel cortiletto del pub.
Dean prese la sua bacchetta dalla tasca dei jeans e colpì uno dei mattoni del muro, che immediatamente si aprì per rivelare la strada e tutti i negozi di magia.
Sam non era mai stato a Diagon Alley: le altre volte era troppo piccolo, e John l'aveva lasciato dal pastore Jim mentre portava Dean a fare compere. Adesso stava guardandosi in giro con curiosità, e lanciava occhiate piene di ammirazione a Dean.
"Quando avrò una bacchetta, potrò fare anch'io magie come quella?" chiese al fratello.
"Se riesci a imparare come si fa," rispose Dean.
"Non vantarti tanto, Winchester," disse una voce alle sue spalle. Dean riconobbe immediatamente la voce di Raphael Milton, uno dei prefetti di Slytherin. "Quello era un incantesimo automatico, qualunque mezzosangue con una bacchetta magica poteva attivarlo."
Dean si voltò, paonazzo. "Cerchi rogne?" chiese impugnando la bacchetta. "Qui non c'è il professor Crowley a pararti il fondoschiena quando ti farò cadere tutti i capelli con una maledizione."
John si accigliò. "Andiamo, ragazzi," disse. Mise le mani sulle spalle di Dean e Sam e li spinse via.
Mentre si allontanavano, Dean notò che Raphael guardando malissimo suo padre. Il signor Winchester, con i suoi jeans e la sua camicia a quadri, sembrava molto fuori posto nella strada piena di maghi che indossavano mantelli e cappelli a punta.
Gli bruciava tantissimo che Raphael lo avesse insultato davanti a suo padre e al suo fratellino. Dean cercò di spiegare che quello era un bastardo che si dava tante arie perché veniva da una famiglia molto antica, ma John non volle sentire ragioni.
"Basta così," disse. "Non voglio che tu venga coinvolto in una rissa. Io non sono un mago, se ti metti nei guai con la scuola non posso aiutarti."
Non gli diede neanche il permesso di ammirare la vetrina del negozio di articoli da quidditch, trascinandolo direttamente alla Gringotts. Dean mise il broncio, ma il suo umore migliorò notevolmente quando a Sam quasi schizzarono gli occhi dalle orbite alla vista dei goblin.
Il signor Winchester cambiò un po' di banconote babbane e ricevette in cambio una pila di monete d'oro. "Spero che basti per pagare tutto," borbottò. I soldi dei maghi lo mandavano sempre in confusione.
Fra la lista di Dean e quella di Sam, c'erano un sacco di cose da comprare. Sam rimase estasiato da tutti i libri che c'erano da Flourish & Blotts, e ci misero un secolo a trascinarlo via. Poi Dean passò un quarto d'ora molto poco confortevolo sullo sgabello di madama Malkin, mentre la strega lo riempiva di spilli e gli prendeva le misure per dei vestiti di scuola nuovi, dato che durante l'estate era cresciuto ancora.
Finalmente raggiunsero la loro ultima tappa, il negozio di Ollivander. Sam stava cercando di far finta di niente, ma si vedeva che non stava più nella pelle all'idea di avere una bacchetta.
Ollivander li salutò con un inchino da dietro il bancone.
"Signor Winchester," disse con un sorrisetto. "Frassino, tredici pollici, corda di cuore di drago. Una bella bacchetta."
Dean annuì. Il negozio, sempre in penombra e stipato fino al soffitto di scatole di bacchette, lo metteva a disagio.
"E c'è un altro signor Winchester," continuò Ollivander, rivolgendosi a Sam. "Qui per la sua prima bacchetta, suppongo."
Mentre Ollivander stava prendendo le misure a Sammy, la campanella sopra la porta tintinnò, segnalando l'arrivo di un nuovo cliente. La nuova arrivata, una strega alta e dalla faccia severa che aveva con sè una bambina bionda, spalancò gli occhi non appena mise piede nel negozio.
"Winchester!" esclamò, rivolta verso John.
"Ciao, Ellen," rispose lui. Se anche lui era sorpreso, non lo diede a vedere. "È passato tanto tempo dall'ultima volta che ci siamo visti." Dean fece un cenno di saluto alla bambina, ma lei lo ignorò.
La strega annuì. "Loro sono i tuoi figli?" chiese. "Le somigliano molto."
"Dean e Sam," disse John, indicandoli. Dean seguiva la conversazione con gran curiosità. "Anche tua figlia Jo è cresciuta tanto..."
Poco dopo furono tutti distratti da una grande cascata di scintille argentate, e Sam trotterellò da loro per annunciargli che la sua nuova bacchetta era fatta con un legno speciale, perchè era il classico secchione a cui interessava questo genere di cose. Il signor Ollivander impacchettò con cautela la nuova bacchetta (vite, dieci pollici e un quarto, crine di unicorno) e li salutò con un inchino da dietro al bancone.
John e Ellen si scambiarono alcune parole prima di salutarsi, così a bassa voce che Dean non riuscì a sentire cosa dicevano. Prima di uscire dal negozio, Dean si girò indietro un'ultima volta e vide il signor Ollivander che prendeva le misure alla bambina.
"Papà, chi era quella strega?" chiese Dean quando ebbero rimesso piede in strada. Non aveva neanche idea che suo padre conoscesse gente con poteri magici.
John Winchester abbassò lo sguardo. "Conosceva vostra madre," fu tutto quello che disse, e Dean rinunciò a chiedere altro.
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Il primo settembre, il signor Winchester si prese mezza giornata di ferie per accompagnare i ragazzi a prendere il treno a King's Crossing. Caricò entrambi i bauli su un carrello e li spinse fino alla barriera fra i binari nove e dieci.
"Eccoci qua," disse. "Dean, ci pensi tu ai bauli?"
"Certo, papà," rispose lui.
Il signor Winchester non poteva attraversare la barriera magica, quindi lo salutarono prima di raggiungere il binario nove e tre quarti.
"Fa' il bravo e studia," disse a Sam, come se ce ne fosse stato bisogno. "E tu, Dean, comportarti bene quest'anno. Prenditi cura di tuo fratello."
Sam mise il broncio. "Ormai sono grande, non ho bisogno di una balia," protestò, ma Dean rise e gli arruffò i capelli.
"Non ti preoccupare, Sammy è al sicuro con me," disse Dean. "Ci vediamo l'estate prossima."
"Anche prima, spero," disse suo padre con un mezzo sorriso. "Verrete a casa per le vacanze di Natale, no?"
Dean annuì, incerto. "Se non hai da fare," disse.
"Ma sì," disse suo padre. "Scrivetemi, mi raccomando. Chi se ne frega se i vicini si lamentano, fatemi sapere come vanno le cose."
Dopo un rapido abbraccio, Dean attraversò la barriera per primo spingendo il carrello davanti a sè. Poco dopo arrivò anche Sam, che stava ancora tenendo il broncio.
"Su col morale, Sammy, stiamo andando a Hogwarts," disse Dean. Non voleva davvero litigare con Sammy il primo giorno. "Per essere una scuola, non è poi male..."
Sam scosse la testa. "Sai che papà non avrà tempo per noi," disse. "Anche l'anno scorso, quando sei tornato a casa per Natale, ha lavorato tutto il tempo e ci ha lasciato da soli."
Dean si rabbuiò. "Non è colpa sua,"disse. "La retta di Hogwarts è costosa, e adesso deve pagare per entrambi."
"Tu non sai niente, non eri a casa gli ultimi quattro anni" disse Sam. "Magari non te ne accorgi perché sei sempre stato il suo preferito."
Detto questo, si cacciò le mani in tasca e scappò via verso il treno.
"Ehi!" Dean esclamò, ma rinunciò a inseguirlo. Tener d'occhio Sam non significava necessariamente stargli appiccicato tutto il tempo, se la sarebbe cavata da solo. E poi, che figura avrebbe fatto Dean con i suoi amici se si fosse fatto vedere mentre si trascinava dietro suo fratello piccolo?
Caricò i due bauli sul treno e si avviò lungo il corridoio alla ricerca di uno scompartimento. A metà del treno trovò uno scompartimento libero a parte un paio di studenti di Gryffindor seduti vicino al finestrino.
Dean si sedette in uno dei posti liberi e appoggiò i piedi sul sedile davanti. "Ciao Victor," disse Dean. "Gordy, come va?"
Gordon Walker alzò le spalle. "Ciao," rispose, laconico.
"Sei in ritardo come al solito, Dean," disse Victor Henricksen a mo' di saluto. Sia lui che Gordon erano nello stesso anno di Dean. Victor era il portiere della squadra di quidditch, mentre Gordon giocava da battitore.
"Le celebrità possono permettersi di arrivare in ritardo," rispose Dean con un sogghigno.
Victor alzò gli occhi al cielo. "Che sbruffone," disse, ma sorrideva sotto i baffi. Indicò un distintivo argentato sulla sua divisa. "Quest'anno ti conviene stare attento, sono il tuo nuovo prefetto."
Dean fece un sorrisetto di superiorità. "Ah sì? Indovina chi è il tuo nuovo capitano di quidditch."
Il suo amico alzò i pollici verso l'alto. "Congratulazioni," disse. "Sapevo che il professor Singer avrebbe scelto te, sei sempre stato il suo preferito."
"Fin troppo vero," borbottò Gordon rivolto verso il finestrino, ma a voce abbastanza alta che tutti nello scompartimento sentirono perfettamente.
Dean aggrottò le sopracciglia. "Che vuoi dire?" chiese, secco.
Gordon si girò a fissarlo. "Sai benissimo cosa voglio dire," rispose. "È da quando sei entrato nella squadra che Singer gioca ai favoritismi."
"Andiamo, Gordon, era uno scherzo," disse Victor in tono conciliatore, ma Dean diventò paonazzo.
"Tu sei un cretino," disse a Gordon, "e ho una mezza idea di sostituirti con qualcuno che sappia veramente giocare a quidditch, a differenza di te."
Si alzò e uscì dallo scompartimento. Era così infuriato che per poco non travolse un paio di Ravenclaw che passavano nel corridoio in quel momento.
Victor gli corse dietro. "Dean, non prendertela," disse. "Sappiamo tutti che Singer ti ha scelto per il talento."
Dean fece una smorfia. "Chiaramente Gordy non la pensa così," rispose. "Ce l'ha sempre avuta con me, da quando al terz'anno gli ho soffiato il posto di cercatore."
Victor scosse la testa ma non rispose. "Voi due testoni dovete cercare di andare d'accordo, altrimenti la coppa ce la sognamo," disse invece. "Gordon sarà anche un cretino, ma come battitore è maledettamente bravo."
Come al solito aveva ragione, ma a Dean non andava di passare il viaggio ad ascoltare le frecciatine di Gordon. Salutò Victor e decise di cercarsi un altro scompartimento. Con un po' di fortuna, la rabbia gli sarebbe sfumata prima di arrivare ad Hogwarts. Non sarebbe stato bello iniziare la sua carriera di capitano facendo fuori uno dei suoi giocatori.
Nel frattempo l'Hogwarts Express aveva lasciato la stazione e stava sfrecciando in aperta campagna. Gli scompartimenti in testa al treno erano sempre pieni zeppi, quindi Dean si diresse dall'altra parte.
Un paio di vagoni dopo trovò suo fratello in uno scompartimento pieno di studenti del primo anno. Sammy stava parlando con una ragazzina molto carina, e arrossì moltissimo quando Dean gli chiese se si era già trovato una fidanzata. Dean si ripromise di prenderlo in giro il più possibile al riguardo.
Più il là c'erano Raphael e alcuni suoi cugini. I Milton erano una famiglia numerosissima, ce n'erano quattro solo in quello scompartimento, tutti già vestiti a puntino con la divisa di Slytherin. Dean notò Anna Milton, una delle più belle ragazze del quinto anno. Per fortuna stava parlando con Raphael e dava le spalle al corridoio: era uscita un paio di volte con Dean l'anno prima, con risultati disastrosi, e Dean non ci teneva a farsi vedere da lei. Passò oltre rapidamente.
Tutte le carrozze erano piene zeppe. Dean si era quasi deciso a tornare da Sam e fare il viaggio con i primini quando, in fondo al treno, trovò uno scompartimento quasi vuoto. L'unico occupante, un ragazzo con i capelli scuri che Dean non conosceva, era immerso nella lettura di un volume dall'aria ponderosa.
"Sono liberi questi posti?" chiese Dean.
Il ragazzo annuì senza alzare la testa da suo librone. Dean si spaparanzò subito sul sedile davanti a lui. Per alcuni minuti nessuno parlò.
Dean guardò fuori dal finestrino, poi fissò il libro e cercò di indovinare di cosa parlasse. Non sembrava nessuno dei suoi libri di testo. Magari a Sam sarebbe piaciuto, ma a Dean i libri non interessavano più di tanto.
Lo irritava di più non sapere chi fosse il ragazzo, dato che conosceva la maggior parte degli studenti. Indossava jeans e maglietta come la maggior parte dei ragazzi, quindi Dean non poteva neanche sapere di che casa fosse.
Il viaggio fino a Hogwarts era lungo, e ci volle poco prima che la curiosità di Dean ebba la meglio sulla sua (scarsa) pazienza.
"Io sono Dean," disse a bruciapelo. "Dean Winchester."
L'altro ragazzo alzò gli occhi dal libro, e per un istante Dean intravide una faccia rotonda e due occhi blu. "Castiel," disse, tornando alla sua lettura.
Questo non era minimamente abbastanza per sodisfare la curiosità di Dean. Non sapeva neanche se Castiel fosse il nome o il cognome dello sconosciuto.
"Io sono del quinto anno," insistette Dean. "Gryffindor."
"Lo so," rispose Castiel. "Ti ho visto giocare a quidditch l'anno scorso."
Era già qualcosa. Dean sorrise. "Ti piace il quidditch?"
Castiel si strinse nelle spalle. "Abbastanza. A te piace?"
"Certo che sì!" esclamò Dean, accalorandosi immediatamente. "È la cosa che mi piace di più in assoluto. Quest'anno, la nostra squadra è pronta a stendere Hufflepuff e riprendersi la coppa del quidditch."
"Io sono di Hufflepuff," replicò Castiel in tono neutro.
Il sorriso di Dean gli si congelò sulle labbra. "Insomma... Ecco... Volevo dire..."
L'altro si strinse ancora nelle spalle. "Non mi sono offeso."
Dean tirò un sospiro di sollievo. Fare una tale figuraccia era proprio da lui, ma vedendo il libro aveva immaginato che potesse essere uno studente di Ravenclaw. Fissò Castiel mentre girava una pagina.
"Che cosa leggi?" chiese dopo un po'.
Castiel mise un dito fra le pagine per tenere il segno e gli mostrò la copertina del libro. Il titolo era scritto in caratteri argentati un po' sbiaditi, ma Dean riuscì comunque a decifrarlo.
"Portenti & Profezie," lesse. "Manuale Completo Per Il Fattucchiere Moderno."
"Non è molto moderno," disse Castiel, quasi in tono di scusa. "È del secolo scorso, ma oltre al libro di testo è l'unico libro di Divinazione che ho."
"Tu studi Divinazione?"
Castiel annuì. "Inizio quest'anno. Sembra interessante. Tu?"
"No, è una materia troppo..." Dean si interruppe poco prima di dire "troppo stupida". Cercare di predire il futuro gli era sempre sembrata una perdita di tempo: dopotutto il futuro non era mica deciso. "È troppo complicata per me," disse invece, per evitare di offendere Castiel due volte in altrettanti minuti. "Io studio Cura delle Creature Magiche."
Era una delle sue materie preferite, e Dean si dilungò a raccontare di come l'anno prima il professor Singer li aveva portati nella Foresta Proibita a vedere un puledro di unicorno.
La storia sembrava piacere a Castiel, che chiuse il libro per ascoltare meglio. "Avevo letto da qualche parte che i loro piccoli hanno il pelo dorato," disse quando Dean ebbe finito. "Ma non ne ho mai visto uno. Mi spiace non aver scelto anch'io Cura delle Creature Magiche."
"Che altre materie hai?" chiese Dean.
Castiel li elencò sulla punta delle dita. "Divinazione, Aritmanzia e Rune Antiche."
Dean fece un fischio. "Robetta leggera!"
Per un attimo Castiel cambiò espressione, ma poi la sua faccia tornò neutrale. "I miei hanno insistito perchè facessi Rune Antiche. Sai, è una tradizione di famiglia..."
"Mio papà è un babbano," disse Dean. "Quindi non ho nessuna tradizione da portare avanti. Però ho scelto Studi Babbani, mi piace un sacco perchè riesco a prendere bei voti senza neanche studiare. È un peccato che non ci sia una materia simile anche per te, potrebbero chiamarla Studi Magici."
Ci furono alcuni secondi di silenzio "Non capisco," disse dopo un po' Castiel, inclinando la testa di lato.
"Era una battuta," disse Dean, facendo un sorriso nervoso. Studi Magici perché sei purosangue, sarebbe l'equivalente di Studi Babbani per gli studenti che vengono da famiglie babbane..."
Castiel continuava a fissarlo. "Ma quasi tutti i corsi che facciamo possono essere definiti 'studi magici'," disse, mimando le virgolette.
Dean era tentato di rispondere con un'altra battuta, ma Castiel sembrava onestamente perplesso. Decise di rinunciare a ulteriori spiegazioni. "Lascia stare," disse, e cambiò argomento.
Quando arrivò il carrello del pranzo, il libro di Castiel era stato messo da parte e i due ragazzi erano intenti a discutere i pregi e i difetti dei vari professori. A Castiel stava simpatica la professoressa Missouri, che insegnava Erbologia. Dean la trovava troppo tirannica e preferiva di gran lunga il professor Singer. Entrambi i ragazzi erano d'accordo che Crowley era il peggior insegnante che fosse mai esistito.
Dopo aver mangiato, Dean prese un mazzo di carte dal suo baule e insegnò a Castiel a giocare a poker. Castiel non aveva mai visto delle carte da gioco babbane, ed era molto stupito dal fatto che le figure non si muovessero. Con la sua faccia impassibile era bravo a bluffare, però faceva fatica a ricordarsi il valore delle diverse combinazioni e continuava a perdere rovinosamente.
"Ancora una mano," insisteva dopo ogni partita, e la volta dopo perdeva peggio di prima. La cosa non sembrava però intaccare il suo buonumore, e i due ragazzi smisero di giocare solo quando il treno si fermò nella stazione di Hogsmeade.
Dean non aveva tenuto il conto, ma se avessero giocato a soldi Castiel sarebbe probabilmente stato in debito di parecchie centinaia di galeoni.
Si cambiarono in fretta, infilando le divise sopra jeans e magliette, e furono fra gli ultimi a scendere dal treno. Dean intravide appena una colonna di studenti del primo anno che si dirigevano verso il lago. Gli venne voglia di correre dietro a Sammy per augurargli in bocca al lupo, ma oltre il cancello della stazione Victor stava facendogli segno di sbrigarsi.
Stava per raggiungere i suoi amici quando Anna gli si piazzò davanti.
"Winchester," disse, secca. "Cosa ci facevi con mio fratello?"
"Tuo fratello?" Dean ripetè, senza capire. Il suo sguardo passò da Anna, con i suoi capelli rossi e il suo nuovo distintivo da prefetto di Slytherin, a Castiel, con la divisa stropicciata e i capelli scarruffati da quando si era infilato i vestiti in tutta fretta. Castiel si strinse nelle spalle. "Lui è tuo fratello?" Dean chiese ad Anna con aria incredula.
"Non fare il finto tonto, Winchester," disse Anna. "Fra noi due è finita, lascia in pace la mia famiglia. Andiamo, Cassie."
Anna prese la mano di Castiel e lo trascinò via verso le carrozze. Castiel fece un gesto di saluto, ma Dean era troppo stupito per rispondere.
Sapeva che Anna aveva un fratello minore, ma per qualche ragione lo aveva sempre immaginato come una copia in miniatura di Anna, un piccolo Slytherin con i capelli rossi. Castiel era del tutto diverso. Questo non avrebbe dovuto stupire Dean più di tanto, dopo tutto anche lui e Sammy non erano esattamente due gocce d'acqua, ma era comunque un fatto inaspettato.
Inoltre, Dean si rese conto che aveva fatto tutto il viaggio insieme a un Milton, e si era pure divertito. Con questi pensieri per la testa raggiunse i suoi amici al cancello della stazione.
"Era ora!" borbottò Gordon, ancora di malumore.
"Si può sapere dove ti eri cacciato?" Victor chiese, ma in tono molto più amichevole. "Quella era Anna Milton? Non dirmi che ci stavi provando di nuovo con lei!"
Dean scosse la testa e ignorò la domanda. "Niente da fare, ha detto che ormai è finita," disse. Se i suoi amici volevano pensare che aveva fatto il viaggio con Anna, non li avrebbe corretti. Era meglio che stare a spiegare di Castiel, e di come aveva passato il pomeriggio con uno studente di Hufflepuff che neanche conosceva.
Durante il breve tragitto in carrozza, Victor riuscì finalmente a riappacificare Dean e Gordon. All inizio erano entrambi ancora arriabbiati e si strinsero la mano con aria non del tutto convinta, ma quando attraversarono l'ingresso di Hogwarts stavano conversando quasi come al solito.
"Tuo fratello è al suo primo anno, vero?" chiese Gordon mentre prendevano posto al loro tavolo. "Pensi che sarà anche lui in Gryffindor?"
"Di sicuro," Dean sorrise. Sua madre era stata in Gryffindor, e anche i nonni. Era uno dei motivi per cui a Dean piaceva stare a Hogwarts.
Entrò il preside, seguito da tutti i membri dello staff. Il preside Shurley era... strano. Non c'era altra parola per definirlo. Per cominciare non era per niente anziano, anzi, era più giovane di molti altri insegnanti. Prima di arrivare a Hogwarts aveva passato la maggior parte della sua vita a scrivere romanzi di scarso successo che avevano come protagonisti due fratelli babbani.
Dean conosceva bene il preside, essendo stato mandato da lui più di una volta quando un suo scherzo aveva fatto particolarmente infuriare un insegnante. Di solito Shurley scrollava la testa e iniziava a fargli un predicozzo, ma poi perdeva il filo del discorso e si metteva a raccontare storie. Era del tutto svampito, ma a Dean stava simpatico. Gli fece un mezzo sorriso mentre passava.
Il professor Crowley, invece, era proprio insopportabile.
"Dite che ce la faccio a Trasfigurare il suo calice di succo di zucca in un rospo?" Dean chiese sottovoce.
Victor e Gordon risero. Crowley non aveva sentito la battuta, altrimenti avrebbe subito messo Dean in punizione, ma attirato dalla risata venne immediatamente verso di loro.
"Signor Winchester," disse Crowley con il suo sorrisetto untuoso. "Signor Walker. Volete forse il dubbio onore di essere i primi studenti di quest'anno a perdere punti, prima ancora del banchetto d'inizio anno?"
Per fortuna il professor Singer entrò in quel momento con i ragazzi del primo anno. "Crowley, lascia stare quegli sciocchi," disse al suo collega. "Dobbiamo iniziare la cerimonia dello smistamento."
Il professor Crowley sembrò sul punto di ribattere, ma sia il preside che il vicepreside lo stavano fissando. Fece una smorfia e se ne andò verso il tavolo degli insegnanti a grandi passi, con il suo mantello verde che gli svolazzava dietro alla schiena.
Dean gli fece la linguaccia mentre era girato.
"Sai bene che Crowley si vendicherà alla prima occasione," lo avvertì Victor, ma Dean lo ignorò. Crowley era sempre alla ricerca di ragioni per togliergli punti.
Mentre il professor Singer stava spiegando del cappello, Dean fece scorrere lo sguardo sulla fila di primini allineati davanti al tavolo degli insegnanti.
"Ecco, quello è mio fratello," disse, puntando il dito verse Sammy. Dovette tenere la voce bassa per non essere rimproverato di nuovo da Crowley. Victor e Gordon si sporsero per vedere meglio.
"Quello alto, vicino alla biondina?" chiese Victor.
Dean annuì, anche se Sam non gli era mai sembrato particolarmente alto. Però era vero che i vecchi vestiti che aveva Dean al primo anno non gli andavano bene, e aveva dovuto comprarne di nuovi.
La cerimonia dello smistamento fu lunghissima. Dean aveva mangiato solo un panino a pranzo e stava morendo di fame, ma gli sembrava che quell'anno il cappello si divertisse a tenere ciascuno studente sullo sgabello per ore e ore. Per giunta, andando in ordine alfabetico, Sam sarebbe stato l'ultimo a essere chiamato. Dean iniziò a pensare a come organizzare i provini per la squadra di quidditch.
Si scosse dal suo torpore quando vide un viso familiare. "Harvelle, Joanna," disse il professor Singer, e Dean riconobbe la ragazzina che avevano incontrato nel negozio di Ollivander. Teneva la testa alta e aveva l'aria determinata, anche se sembrò per un attimo intimorita quando Singer le calò il cappello sugli occhi. Passò una manciata di secondi e poi il cappello gridò, "Gryffindor!"
Il tavolo di Gryffindor applaudì e Harvelle si tolse il cappello e corse a raggiungere i suoi nuovi compagni di casa. Dean avrebbe voluto rivolgerle la parola, però lei scelse un posto lontano da dov'era seduto.
Dopo Harvelle fu il turno di un'altra ragazza, "Masters, Meg," che finì in Slytherin. Poi fu chiamata "Moore, Jessica Lee," che era la ragazza bionda e carina con cui Sam stava parlando sul treno. Il cappello la tenne per quasi un minuto prima di mandarla in Ravenclaw. Sam sembrò deluso, e Dean fu un po' dispiaciuto per lui. Sicuramente il suo fratellino sperava che finissero nella stessa casa.
Le ultime lettere passarono lentamente. O, R, due S... Poi, finalmente, "Winchester, Samuel," chiamò il professor Singer.
Sam si sedette sullo sgabello e guardò qua e là per la sala. Dean gli fece un cenno di saluto, ma non era sicuro che Sam fosse riuscito a vederlo prima che il professor Singer gli mettesse il cappello sugli occhi.
Studenti e professori aspettarono mentre il cappello decideva a quale casa assegnare l'ultimo studente dell'anno. E aspettarono. E aspettarono ancora.
"Quanto ci mette?" mormorò Gordon. "Saranno già passati almeno dieci minuti!"
"Non così tanto," protestò Victor, però era vero che Sam ci stava mettendo un tempo lunghissimo. Ogni tanto si agitava sullo sgabello, ma il cappello non dava segno di aver preso una decisione. Anche i professori sembravano stupiti, e alcuni sbirciavano i propri orologi.
Poi finalmente il cappello prese un gran respiro e gridò, "Ravenclaw!"
Ci fu un grande applauso e Sam, paonazzò, si tolse il cappello. Per un attimo Dean pensò di aver capito male, ma il tavolo a cui si sedette Sammy era decisamente quello dei Ravenclaw. Dean fissò suo fratello a bocca aperta.
"Ma come?" iniziò a dire Gordon prima che Victor lo zittisse con una gomitata.
Dean voltò le spalle agli altri tavoli e ignorò completamente il discorso di benvenuto del preside. Si concentrò sul cibo, anche se improvvisamente gli sembrava di non aver più tanta fame. Victor e Gordon cercarono di coinvolgerlo nella loro conversazione, ma Dean rispondeva a monosillabi, quindi i suoi amici finirono per ignorarlo e mettersi a parlare di una partita di quidditch che avevano visto insieme durante l'estate.
Non appena i piatti del dessert scomparvero, Victor si alzò in piedi. "Devo accompagnare quelli del primo anno fino alla torre," disse. "Voi andate avanti, vi raggiungerò in camera."
Dean e Gordon lasciarono la Sala Grande insieme, ma sulle scale incrociarono un gruppo di Ravenclaw che andava da un'altra parte. Sammy era con loro, e Dean notò che suo fratello stava evitando di incrociare il suo sguardo.
"Noi due dobbiamo parlare," disse Dean a Sam. Ignorando le proteste di Gordon e del prefetto di Ravenclaw, prese suo fratello per mano e lo trascinò in un angolo del pianerottolo.
Sam mise il broncio e fissò il pavimento. "Mi dispiace, Dean," disse con voce flebile.
Dean rimase perplesso. "Ma dai, che dici?" disse. "È vero che ci sono rimasto male, ma non è mica colpa tua. Ci vedremo comunque durante i pasti e dopo le lezioni. Non approfittartene per cacciarti nei guai solo perché non sono in giro!"
Cercava di avere un tono scherzoso, ma Sam sembrava sempre più abbattuto. Alla fine, confessò. "Sì invece, è colpa mia," disse. "Il cappello non riusciva a decidere, e allora mi ha chiesto di scegliere fra Gryffindor e Ravenclaw."
Lentamente, Dean capì quello che suo fratello stava cercando di dirgli. Il sorriso sparì del tutto dalla sua faccia. "Vuoi dire che avresti potuto essere in Gryffindor," disse, gelido, "ma hai scelto un'altra casa?"
Sam annuì. "Io ci ho pensato, Dean, davvero, ma..."
"Ma cosa, Sammy?" sbottò Dean. "Gryffindor è la mia casa! La casa di tutta la nostra famiglia, la casa di mamma!"
"Ma io non sono te!" strillò Sam. Era sull'orlo delle lacrime. "E non sono neanche mamma!"
Prima che Dean potesse rispondere, il prefetto di Ravenclaw arrivò a vedere cosa stava succedendo. Era una ragazza castana e occhialuta che Dean conosceva di vista. A volte aveva flirtato con Dean, ma quella sera non sembrava dell'umore.
"Winchester, lascia stare i miei studenti o andrò a dirlo al capo della tua casa," gli disse, severa. Mentre gli faceva la predica, Sam si affrettò ad allontanarsi e tornò dagli altri Ravenclaw.
"Lascialo perdere," disse Gordon quando il gruppo di Ravenclaw si fosse allontanato. "Se tuo fratello ha scelto quelli invece della sua famiglia, non vale la pena di arrabbiarsi a causa sua."
Dean raggiunse il dormitorio di pessimo umore. Quando Victor tornò, lui era già a letto, con le tende tirate per non essere disturbato. Ci mise molto ad addormentarsi.
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Il malumore di Dean durò fino all'ora di colazione. Quando Victor distribuì a tutti i Gryffindor gli orari delle lezioni, Dean non potè fare a meno di sorridere vedendo che la sua prima lezione sarebbe stata Cura delle Creature Magiche.
Tornarono in fretta alla torre di Gryffindor a prendere i libri. Gordon aveva lezione di Divinazione, quindi Dean e Victor lo salutarono sulle scale e si diressero da soli verso la parte del parco dove il professor Singer faceva lezione abitualmente.
"Ciao ragazzi," li salutò il professore. Aveva il cappello calato sugli occhi come al solito, ed era avvolto in un mantello leggero per proteggersi dal vento settembrino. "Come avete passato le vacanze?"
"Bene," risposero in coro. Il resto della classe non era ancora arrivato, quindi si avvicinarono per scambiare due parole prima della lezione.
"Che creature studieremo oggi?" chiese Victor.
Gli occhi di Dean si illuminarono e il ragazzo si guardò intorno per vedere se ci fossero delle gabbie nascoste dietro ai tavoli. "Andremo di nuovo nella foresta?"
"Ti piacerebbe, vero?" replicò Singer. "Invece oggi consegnerete i compiti delle vacanze e poi ci sarà un ripasso degli argomenti dell'anno scorso." Lanciò a Dean un'occhiata diffidente. "Hai fatto i compiti, ragazzo?"
Dean fece una smorfia. "Sì, ho fatto tutti i compiti che ci aveva dato," rispose. Ci aveva messo un'intera settimana a finire il tema che gli era stato assegnato, e avrebbe preferito di gran lunga avere un Crup che dover descrivere come prendersene cura. Cercò di fare la faccia da bravo studente, ma Singer lo conosceva troppo bene per cascarci.
"Ti conviene aver fatto tutti i compiti, non solo i miei," gli disse. "Ieri sera Crowley sembrava deciso a renderti la vita un inferno. Si può sapere cosa gli hai fatto stavolta?"
"Assolutamente niente!" protestò Dean. Dietro di lui, Victor rise.
Singer li fulminò entrambi con lo sguardo. "Non c'è niente da ridere, Henricksen. Adesso che sei un prefetto dovresti stare attento a come ti comporti, e magari tener d'occhio anche quelle teste vuote dei tuoi amici."
Victor chinò la testa e si scusò, ma Dean era più testardo e rimase zitto.
"Piuttosto," disse il professore a Dean, "tuo fratello piccolo..."
Dean non aveva voglia di parlare di Sammy. Gli venne in mente che aveva una domanda per Singer. "Professore, ha presente quella nuova ragazza del primo anno?" chiese, senza farsi scrupolo di interromperlo a metà di una frase. "Jo Harvelle?"
"Ragazzo, non sono ancora così rincoglionito da dimenticarmi gli studenti della mia stessa casa," rispose Singer. Poi scosse la testa. "Se stai pensando di metterti con lei, lascia perdere. Sua mamma ti farebbe fuori in un batter d'occhio."
"Lei conosce la signora Harvelle?" chiese Dean. "Le abbiamo incontrate a Diagon Alley mentre facevamo compere per la scuola," spiegò, accavallando le parole per la fretta di raccontare tutto a Singer prima dell'inizio della lezione. "Io pensavo che gli amici di mio padre fossero tutti babbani... Dato che lei, professore, conosceva i miei genitori da prima che si sposassero... Magari lei mi può dire qualcosa in più?"
"Hai chiesto a tuo padre?" disse Singer.
Dean annuì. "Ha detto che la signora Harvelle conosceva mia madre," disse.
Il professor Singer aggrottò le sopracciglia. "E...?"
"E basta," disse Dean. "Mio padre non parla mai di mia madre."
Singer distolse lo sguardo. "Allora lascia stare," disse. "Se tuo padre non ti ha raccontato nulla, non è affar mio impicciarmi. Adesso andate al posto, iniziamo la lezione."
Il resto degli studenti stava arrivando, attraversando il prato in piccoli gruppi. Con riluttanza, Dean e Victor andarono a mettersi vicino a uno dei tavoloni.
La conversazione era stata una perdita di tempo. Dean aveva sperato di scoprire qualcosa su sua madre e su Harvelle, ma l'unica persona che poteva dirgli qualcosa in proposito era suo padre, e suo padre non voleva parlarne.
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Quella sera, Dean tenne un consiglio di guerra insieme alla sua squadra. Uno dei cercatori e uno dei battitori si erano diplomati alla fine dell'anno scorso, lasciando la squadra a corto di giocatori.
"Non abbiamo riserve," disse Dean. "Dobbiamo trovare dei nuovi giocatori al più presto per iniziare gli allenamenti."
Gordon sbuffò. "Potremmo iniziare senza quelli nuovi," disse. "Esclusa la presente compagnia, tutti i nostri compagni di casa sono scarsissimi a quidditch."
"Bel modo di parlare dei tuoi futuri compagni di squadra," lo rimproverò Gwen, una del quarto anno. Suo cugino Christian, l'altro cercatore rimasto, annuì.
Victor lanciò un'occhiataccia a Gordon. "Di solito non sono affari miei se ti fai odiare da tutti quanti, ma il quidditch è uno sport di squadra," disse.
Dean gli diede ragione. "Ho prenotato il campo per sabato mattina, vi voglio tutti sul campo alle undici. Non sarà così male," aggiunse, rivolto verso Gordon. "Basterà scegliere quelli che sono meno scarsi."
Ovviamente Dean si era dimenticato che l'universo ce l'aveva con lui, e che se qualcosa poteva andagli male, sarebbe andata male. Anzi, sarebbe andata peggio.
Quando sabato mattina si diresse verso il campo di quidditch con la scopa in spalla, la prima cosa che vide fu l'intera squadra di quidditch di Hufflepuff raggruppata attorno all'ingresso dello stadio. Sembravano di ottimo umore, il che fece automaticamente rabbuiare Dean.
Il capitano di Hufflepuff, Tessa White, si accorse del suo arrivo. "Buongiorno, Dean," disse. Lei era sempre amichevole, ma Dean non era dell'umore giusto per scambiare convenevoli.
"Tessa," rispose, salutandola con un cenno di saluto. "Che ci fai qui? Ho prenotato io il campo stamattina."
Lei annuì. "Sì, ma dalle undici in poi. Noi abbiamo appena finito i provini per la squadra."
Dean non si era aspettato che anche le altre squadre si sarebbero mosse così presto. Ma d'altronde Tessa era molto determinata, e probabilmente decisa a fare il possibile per tenersi la coppa che avevano vinto l'anno precedente dopo una finale davvero combattuta.
"Chi sono i tuoi nuovi giocatori, se posso saperlo?" le chiese.
Tessa lo scrutò in silenzio per un attimo. "Va bene, te li presento," disse. "Dopotutto, anche se io non te lo dicessi, lo verresti subito a sapere da qualcun'altro." Fece cenno con la mano a un paio di ragazzi grandi e grossi dietro di lei. Dean li riconobbe perchè aveva lezione di Erbologia con loro. "I nostri battitori," li presentò Tessa. "E non credo che tu abbia presente il nostro nuovo cercatore, Castiel Milton?"
A Dean per poco non schizzarono gli occhi dalle orbite alla vista della testa bruna di Castiel che faceva capolino fra le spalle dei due ragazzi più alti.
"Ciao Dean," disse Castiel.
"Che cavolo ci fai qui?" fu l'unica cosa che Dean riuscì a dire. "Non mi avevi detto che sapevi giocare a quidditch!"
Castiel si strinse nelle spalle. Il fatto che fosse entrato nella squadra di Hufflepuff faceva infuriare Dean oltre ogni dire. Era vero che si erano parlati per la prima e unica volta sul treno, ma a Dean sembrava che Castiel avrebbe potuto menzionare che avrebbe fatto i provini da cercatore. Specialmente dato che sapeva che Dean era il cercatore di Gryffindor.
Tessa e il resto della squadra li stavano osservando con grande curiosità.
"Ma come, vi conoscete già?" chiese Tessa. Per fortuna, prima che potesse fare altre domande, arrivò in massa la squadra di Gryffindor, e gli Hufflepuff furono costretti a togliere il disturbo. "In bocca al lupo per i vostri provini," gli disse Tessa.
Dean rimase a guardare con aria imbronciata mentre si allontanava insieme alla sua squadra. Tessa e Castiel camminavano vicino e sembravano immersi in una discussione a proposito di tattiche.
"Che ci facevano qui gli Hufflepuff?" chiese Gordon. "Stavano cercando di spiare i nostri provini?"
Quando Dean aggiornò la sua squadra a proposito dei nuovi giocatori di Hufflepuff, l'umore di Gordy migliorò considerevolmente.
"Devono essersi montati la testa, per prendere un tale novellino come cercatore," commentò con disprezzo. "Tanto peggio per loro."
Victor era più cauto. "Chissà," disse scrollando le spalle. "Non ho mai visto questo Milton giocare, ma non ha un paio di zie che giocano per le Holyhead Harpies?"
Dean diede ragione a Victor. Non aveva presente le zie di Castiel, i Milton erano così tanti che c'era da perdere il conto. Quello che lo preoccupava era che Tessa non era una da montarsi la testa, o prendere sottogamba i propri avversari. Se aveva preso in squadra un nuovo cercatore dopo solamente un breve provino, voleva dire che Castiel aveva del talento.
"Dovremo tenerli d'occhio," disse. Poi condusse i suoi giocatori nello stadio e finalmente iniziarono i provini.
La mattinata fu piena di contrattempi. Per prima cosa, quando Dean fece l'appello degli aspiranti giocatori, si trovò subito davanti agli occhi il nome di Jo Harvelle.
"Guarda che quelli del primo anno non possono entrare in squadra," le disse, prendendola da parte. "E poi, non vorrai mica giocare da battitore?"
Dean cercava di sorridere perché la cosa gli sembrava uno scherzo, ma lo sguardo che gli lanciò Harvelle non era per niente divertito.
"Perché no?" disse lei. "Sono molto meglio di tutti quegli altri gorilla che pensano solo a colpire i bolidi più forte che possono."
"Sarà, ma le regole dicono che quelli del primo anno non possono giocare," disse Dean. "Se non ti va, devi protestare con il professor Singer." Si sentiva un vigliacco a tirare in ballo le regole solo quando gli faceva comodo, ma non gli andava di perdere tempo a litigare con una ragazzina.
"Tipico," sbuffò Harvelle. Si allontanò pestando i piedi, ma invece di andarsene si andò a sedere sugli spalti per fare commenti di fuoco ogni volta che un aspirante giocatore commetteva un errore.
Ci furono molti errori quella mattina. Con grande disappunto di Dean, Gordon aveva avuto ragione a sostenere che gli altri Gryffindor erano scarsi. Commettevano errori grossolani, non seguivano le indicazioni e si intralciavano a vicenda a mezz'aria. Gordon stesso non faceva nulla per migliorare la situazione. Dean gli aveva chiesto di lanciare i bolidi contro gli aspiranti battitori, sia piano che forte per poter giudicare il livello di abilità di ciascuno, ma l'unico obiettivo di Gordon sembrava quello di disarcionare quanti più giocatori possibile.
"Si può sapere che combini?" gli fece Dean un paio d'ore dopo. Sotto di loro, Victor stava aiutando il terzo giocatore contuso quella mattina a lasciare il campo.
Gordon si strinse nelle spalle. "Sto cercando di eliminare i giocatori scarsi."
Dean avrebbe volentieri eliminato lui, ma Gordon era superiore a tutti gli altri aspiranti già solo per il fatto che sapeva tenere in mano la mazza da battitore senza farla cadere.
I cacciatori erano un po' meno peggio, e Victor stava cercando di metterli alla prova seriamente e non di ucciderli, ma nessuno di loro spiccava particolarmente. Finirono per prendere in squadra Pam, che sarebbe stata bravina se si ignorava il fatto che era cieca come una talpa.
Litigarono molto su chi scegliere come battitore. Gordon voleva giocare da solo, insistendo che tutti gli altri battitori erano degli incapaci e avrebbero finito per essere solo d'intralcio. Però Dean era il capitano e alla fine l'ebbe vinta lui. Prese in squadra Ronald, un ragazzo cicciottello del sesto anno che si era distinto più per la forza dei suoi lanci che per la mira.
Alla fine pure Harvelle smise di fare commenti e si limitò a scuotere la testa con aria rassegnata prima di andarsene a pranzo.
Dean si avviò verso gli spogliatoi con la certezza che la sua prima giornata da capitano non avrebbe potuto andare peggio di così.
parte prima | parte seconda | parte terza
no subject
Date: 2011-11-29 09:46 pm (UTC)Va beh comunque sono felice ti sia piaciuto, nonostante l'abbia fatto un po' di corsa (e se vuoi ci cambio il titolo, gh)
no subject
Date: 2011-11-29 09:49 pm (UTC)INSOMMA MI DISPIACE DI ESSERE UN FAIL AMBULANTE.
no subject
Date: 2012-01-19 12:06 am (UTC)