English versionTitolo: When a good man goes to war
Fandom: Doctor Who & Supernatural
Personaggi: Dean, Sam, Eleven
Parole: ~600
Rating: PG
Avvertimenti: nessuno
Riassunto: Quando un brav'uomo va alla guerra, chiede un favore a una vecchia conoscenza.
Beta: nessuno
Note: Scritta per la terza notte bianca @
Dean guarda la cabina telefonica blu che si sta materializzando in un angolo della stanza del motel, in un qualche sperduto angolo del Nevada, e deglutisce visibilmente. Sapeva che prima o poi lui sarebbe tornato, anche se in cuor suo sperava ancora.... Ma no, avrebbe dovuto sapere che a lui non capitano mai colpi di fortuna.
Sam sta già estraendo la pistola e Dean si affretta a fargli segno di no. Si ricorda molto bene che a lui non piacciono le pistole.
"Dottore," dice, annuendo brevemente all'uomo che emerge dalla cabina.
"Salve!" risponde lui. Non è la stessa persona che Dean ricorda, ma allo stesso tempo lo è. Il suo ridicolo accento inglese è inconfondibile, così come la totale incapacità di vestirsi come una persona normale. Giacca di tweed e farfallino? Per favore.
Il Dottore si aggiusta il farfallino, come se gli avesse letto nel pensiero. In effetti, l'ipotesi non è del tutto improbabile. Quest'uomo è dannatamente strano, e teniamo conto che per Dean la stranezza è il pane quotidiano.
"Che sta succedendo?" chiede Sam, lanciando a Dean un'occhiata perplessa. "Chi è quest'uomo?"
"Aaah, tu devi essere il fratello minore," dice il Dottore, girandosi verso Sammy con una piroetta decisamente ridicola. "È un piacere conoscerti, ho sentito un sacco di cose su di te. Vorrei tanto fermarmi a fare due chiacchiere, non vengo in America da un po' di mesi... Beh, dico un po' di mesi ma in realtà è dagli anni sessanta. Il 1969 per essere esatti, un anno memorabile. Oppure no, davvero, dipende dai punti di vista. Lunga storia. Ma non sono qui per parlare di questo."
Il Dottore prende fiato per un attimo, e Dean ne approfitta per fare le presentazioni prima che Sam si metta a lanciare acqua santa o cose simili.
"Dottore, mio fratello Sam. Sammy, questo è il Dottore," dice, con un'occhiata ammonitrice a Sammy.
"Dottor... chi?" chiede Sam.
"Solo il Dottore," dice con un sorrisetto, come se Sam avesse fatto una battuta, e poi si frega le mani. "Resterei volentieri, ma sono un pochetto occupato in questo momento. E, a questo proposito, sono qui perchè mi servirebbe un favore..."
Dean annuisce. "Certo, puoi contare su di noi," dice. "Sono ancora in debito con te per quella storia di Las Vegas."
"Las Vegas?" si intromette Sam.
Il sorriso del Dottore si allarga. "Già, quella volta è stata proprio un'avventura!" esclama.
Dean non è esattamente entusiasta all'idea di rievocare quell'avventura, dato che ha ancora le cicatrici, ma a beneficio di Sam spiega, "È stato mentre tu eri al college. Alieni."
Le sopracciglia di Sam salgono all'inverosimile. "Alieni?" esclama. "Mi avevi detto che non esistevano!"
"Sciocchezze, certo che esistono," dice il Dottore. "Ci sono un sacco di alieni. Voi siete alieni, per esempio. Beh, per voi sarei io l'alieno. Stessa cosa."
Sam è ancora meno convinto. "Okay, ma stiamo cacciando un lupo mannaro e stanotte c'è la luna piena. Se puoi aspettare fino a domani..."
"Fidati," risponde Dean. "Con lui il tempo non è problema..."
Poi si rivolge al Dottore. "Immagino che non possiamo prendere l'Impala?"
"È un po' lontanuccio," dice con aria di scusa. E allo sguardo interrogativo di Sam aggiunge, "Circa un paio di centinaia anni luce, più o meno."
Dean sospira e prende la sua sacca. "Meglio non fare domande. E lascia qui la pistola, a lui non piacciono le pistole."
Ovviamente Dean non è scemo e si porta la pistola comunque, e se Sam non è scemo farà lo stesso.
"Ma che succede? Dove stiamo andando? Che è quella cabina telefonica?" chiede Sam, seguendo Dean nella cabina telefonica. E poi, puntuale come un orologio, "Oddio, è più grande dentro!"